In Sicilia e nel Sud occorrono poche essenziali coordinate politiche come una efficace politica di rialzo dei salari , una diversa e rigorosa gestione degli inentivi alleimprese fortemente correlata all’obiettivo di nuovi posti di lavoro regolari , alla modeifica dell’asse della spesa pubblica come leva di sviluppo .
Il sostanziale blocco dei salari in conseguenza dei vincoli assunti dalle parti sociali con il governo mediante il Protocollo del 23 luglio 1993, a fronte della crescente impennata dei prezzi che ha visto una vertiginosa performance nell’ntroduzione dell’euro e dei vincoli liberisti della UE ,stanno portando a un impoverimento generale delle famiglie dei lavoratori . Nè serve blaterare di politiche di controllo dei pezzi al consumo se non si mette mano a misure drastiche che reintroducano il regine dei prezzi amministrati ex Cip almeno ai generi di più largo e generale consumo( PANE LUCE CARBURANTE METANO) , riaffermino la effettiva gratuità del servizio sanitario nazionale esentando le fasce più deboli. Per i salari urge impegnare il governo a chiudere le vertenze per il rinnovo dei contratti(pubblico impiego-igiene ambientale-commercio etc) per l’introduzione del fiscal drag sui salari , tenendo conto che va ridisegnata radicalmente l’attuale politica di relazioni industriali liberando lacontrattazione collettiva dalleforche caudine della pura tutela dei salari dalla inflazione programmata a sua volta sopravanzata dalla inflazione reale .
Modificare il sistema degli incentivi alle imprese.
Nel decennio passato una pioggia di finanziamenti dei fndi strutturali in provincia di Trapani , come altrove nel Sud , e che doveva creare diecimila posti di lavoro, si è rivelata un clamoroso fallimento a danno dei disoccupati . Lo sviluppo esponenziale del lavoro sommerso insieme al sistema delle truffe mafiose milionarie , impongono una rigorosa revisione delle politiche pubbliche per evitare la crescita della malavita all’ombra dello Stato .
Necessario appare l’impegno antimafia della magistratura nella lotta contro l’inquinamento mafioso delle istituzioni . Nel contempo servono nuove politiche di controllo al sistema degli incentivi tagliando le connessioni che finora hanno reso possibile la penetrazione mafiosa sulla spesa pubblica, dalla sanità agli appalti . La concertazione degli anni novanta va corretta mediante un ruolo pregnante di controllo contestuale dello Stato nella identificazione e monitoraggio delle imprese beneficiarie per il rispetto dei programmi occupazionali contenuti nei progetti di investimento; inoltre dobbiamo avere il coraggio di affermare l’urgenza di uno Stato che si ponga il problema del pieno impiego e della crescita del potere d’acquisto dei salari stipendi e pensioni come problema diretto e obiettivo costituzionale ineludibile .
Perciò appare del tutto in controtendenza l’obiettivo prioritario della lotta al debito pubblico , che frena il compito prioritario dello Stato democratico , che deve fare della spesa pubblica mezzo moltiplicatore e volano per rilanciare il ciclo economico e il pieno impiego . Di fronte al fallimento della funzione antinflazionistica delle politiche di stablizzazione e riduzione del debito pubblico che tante conseguenze disastrose hanno portato come la ripresa della disoccupazione ,il blocco del pubblico impiego e la marginalizzazione a pura sussistenza dei trattamenti pensionistici , è tempo di riproporre una svolta radicale delle strategie di bilancio ,in cui lo Stato non si ponga più come pura azienda votata al proprio pareggio . Di GIUSEPPE INGARDIA
Giuseppe INGARDIA
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