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Il senso d’impotenza

E’ triste toccare con mano la realtà misera, risultante, del

settarismo

piccolo borgnese dei gruppi della sinistra comunista.

Questi gruppi che

per anni hanno convissuto all’interno del PRC, e che insieme

rappresentavano la maggioranza militante all’interno di quel

partito,

adesso che finalmente si era presentata la possibilità di mettere a

frutto l’esperienza militante accumulata per anni, per bocca dei

“Capi”

ci dicono, invece, di concorrere al prossimo appuntamento elettorale in

ordine sparso, alla stessa stregua di un pulviscolo informe.

Ancora una

volta si perde l’attimo che può condurre alla nascita di un partito

comunista finalmente rifondato. Ai lavoratori non servono conventicole

elitarie che propinano sermoni ne scimmie urlatrici che si contendono

un territorio recintato costruendo altri, piu piccoli, recinti.

Ai

lavoratori serve un partito ed un programma rivoluzionario con cui

sostenere ogni singolo militante comunista e a cui ogni singolo

militante da il suo contributo insostituibile. Ciò che serve ai

lavoratori è un partito dei lavoratori per i lavoratori, ovvero un

Partito Comunista.

Credo che questa fase che stiamo vivendo doveva e

poteva rappresentare il punto di partenza di un nuovo e pur tuttavia

cosi vecchio partito comunista in Italia, cioè il Partito Comunista,

finalmemte, Rifondato. Credo che in questa fase si avevano buone

possibilità di fondare il partito dei lavoratori per i lavoratori che

potesse concorrere alla prossima campagna elettorale sotto un unico

simbolo, cioè la falce ed il martello.

Il partito che si doveva

fondare poteva raccogliere i militanti e gli attuali dirigenti delle

aree che vanno dall’Ernesto e che passano attraverso Sinistra

Critica,

Falce e Martello, Coordinamento per l’Unità dei Comunisti, Partito

Comunista dei Lavoratori e Partito d’Alternativa Comunista.

Il partito

di cui c’è bisogno è quel partito che esca fuori dalla logica di

frazione per farci apprezzare la ricchezza della logica di tendenza,

per farci apprezzare il valore del centralismo democratico, su cui ogni

partito comunista dovrebbe fondarsi. C’è bisogno d’un partito

che della

società socialista ne fa un fine irrinunciabile, e della dialettica

interna un mezzo per raggiungere quel fine. C’è bisogno d’un

partito

che in questa società si colloca all’opposizione di qualunque

governo

che comprenda rappresentanti della classe dominante ( Borghesia).

C’è

bisogno d’un partito che dia un programma, un’organizzazione,

una

strategia, una direzione, un esempio, una possibilità e una forma di

lotta alla voglia di emancipazione dei lavoratori italiani.

Il partito

di cui c’è bisogno e quel partito che partendo dai bisogni

immediati

della classe che intende rappresentare (lavoratori e ceti popolari)

elabori una teoria ed applichi una pratica che nell’emancipare la

classe dai bisogni immediati allo stesso tempo la unifichi negli

intendimenti permanenti della classe stessa, ovvero la conquista del

potere politico da parte dei lavoratori per i lavoratori.

Mi rendo

conto che qualche pulsione proprietaria possa prendere il sopravvento

sugli interessi permanenti della classe operaia, ma questa pulsione non

si deve trasformare in settarismo. L’istinto piccolo borghese di

volersi conservare a tutti i costi dirigenti non è negl’interessi

permanenti della classe operaia.

Voglio ricordare che le Aree su dette

hanno convissuto in RC per 15 anni e hanno uttenuto un risultato

apprezzabile in termini di attività politica e di militanza. Voglio

ricordare che che se le suddette aree si presentassero alle elezioni

sotto un unico simbolo avrebbero già una rappresentanza parlamentare di

2 Deputati e di 2 Senatori ( Sin Crit e L’Ernesto).

Io, già dal

congresso del 2005 ho fatto una proposta che il mio circolo ha fatto

sua e cioè che le aree che si riconoscevano nei doc. 2,3,4, e 5

dovevano fare un blocco per arginare la deriva upportunista

bertinottiana che stava prendendo il sopravvento nel partito, giungendo

a dire che le aree che nella loro prospettiva avevano ancora il

comunismo dovevano giungere all’espulsione dei bertinottiani dal

partito della rifondazione comunista, per poter continuare sula strada

della rifondazione, anzi senza quell’area e quella che inseguito si

è

dimostrata al pari opportunista (Essere Cumunisti) il partito si poteva

già definire rifondato.

Adesso più che mai bisogna dimostrare che i

Comunisti in Italia ci sono e non si chiamano ne Bertinotti ne

Diliberto ma lavoratrici e lavoratori che in nome del socialismo

costruiscono un partito che si chiama comunista e che anche in questo

caso si presenta alle elezioni, per ora borghesi.

Con saluti comunisti

Carmelo Delpopolo Campione

Carmelo Delpopolo Campione

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