Mi lamento e continuerò a lamentarmi perché non riesco a sopportare questo stato di cose dove ogni libertà è sospesa nelle capacità di ogni singolo, nella capacità di ruffiano e di silenzio che ognuno deve avere perché altrimenti viene estromesso e represso da questa società.
Questa lettera è rivolta a chi sta in fabbrica, nei campi, su un impalcatura o qualsiasi altro lavoro pesante e manuale. Agli operai che muovono questo paese e che oggi sono diventati inconsapevolmente o consapevolmente schiavi del sistema stesso di questo paese. Una volta la guerra la facevate voi: ai potenti , al capitale. Si teneva l’intero paese allerta e si facevano rispettare i diritti di tutti. Poi qualcosa è cambiato, è arrivato il benessere la gente non ha avuto più voglia di rischiare e si è lasciato il potere in mano a chi aveva interesse a produrre solo il proprio tornaconto. C’è stato l’esordio del lavoro interinale, dove non solo non sei più padrone del tuo lavoro e della tua vita, dove non puoi più progettare nulla , ma ti mettono nell’ottica di vedere come nemico chi ha il tuo stesso problema chi vive come te , perché con lui devi creare competizione per far si che rinnovino a te e non a lui il contratto, e vedere come amico chi invece gioca a subbuteo con la tua vita. Il lavoro interinale non è altro che un guadagno per i padroni: ogni volta che ne assumono uno nuovo prendono contributi, al contrario se non rinnovano i contratti non hanno nessun problema; se ti fanno un contratto a collaborazione non ti versano neanche i contributi, non hai diritto alle ferie e la malattia te la pagano un quarto del tuo salario; se invece ti fanno un contratto normale vedrai che non arriverai mai allo scatto di anzianità che per lui vorrebbe dire aumento delle imposte e per te una decente pensione, ma siccome a lui lo stato da la possibilità di rinnovare o non rinnovare i contratti quando cazzo gli pare, fatti due conti in tasca fa come cazzo gli pare; il lavoro interinale è il caso in cui, statistiche alla mano, è più alto il rischio di farsi male o peggio morire sul lavoro. Un milione di morti all’anno sul lavoro, il 90% sono interinali. Non sto scoprendo l’acqua calda queste cose in tanti le sanno, ma continuano a piegarsi a fare le file davanti alle agenzie interinali, nessuno per dio dice basta, nessuno che vuole cambiare, tutti si lamentano nessuno fa niente, i partiti e i sindacati sono tutta merda, buoni a fare chiacchiere e a perseguire anche loro i propri interessi. Basta delegare a queste merde i vostri interessi, create movimenti all’interno dei vostri posti di lavoro, operai per gli operai , autogestite i vostri movimenti le vostre contrattazioni, riscoprite la voglia di appartenere ad un ceto sociale e di combattere voi attivamente per i vostri interessi. Non abbiate paura, prendete il bastone e scendete in piazza, non ce da vergognarsi se si va in galera o si prende una denuncia per una causa giusta, i mafiosi i veri criminali sono quelli che in galera non ci vanno mai e trattano le nostre vite come un gioco, bisogna trovare il coraggio di rischiare per se stessi e per i propri figli perché tutto questo domani non accada più.
Questa lettera è rivolta ai giovani a chi lavora a chi studia, a chi vuole arrivare per meriti e non perché si è figlio di… o si conosce il… A chi vuole modellare il futuro con le proprie mani, senza stare ad aspettare che qualcuno viva, decida o faccia di te quello che più gli fa più comodo. Ai giovani distratti, dai mass-media e da un sistema che ci imbocca divertimenti per non rompere i coglioni, mostrate che avete una testa vostra (non basta una laurea per dimostrare di averne una) che non siete pupazzi come vogliono che siate, mostrate la capacità di riflettere, pensare, informarsi e di incazzarsi. Mostrate la capacità di tornare a lottare col sorriso, di tornare nelle strade ad aggregarvi e fare movimento, di far emergere il vostro “IO” che esce fuori da una massa tutta uguale. Se la giusta intelligenza e la giusta rabbia scatterà sono sicuro tornerete nelle piazze a sfidare chi questo stato di schifosi lo rappresenta, per riprendervi quello che vi appartiene di diritto, il futuro.
Mi rivolgo agli Ultras, a chi in quella domenica dell’ 11/11/2007 (quando morì in un modo infame, ucciso da uno sbirro, Gabriele Sandri) dimostro, a Roma in particolare, che il popolo se vuole è ancora sovrano. Vi invito a voi, ultras, che conoscete la repressione e la provocazione, che questo stato con leggi sempre più liberticide a prodotto, meglio di chiunque altro. Voi ultima anima ribelle di questo paese, mossi da valori altissimi e nobilissimi, liberatevi da quelle galere, che il decreto-Amato, ha fatto diventare le vostre curve. Scendete nelle piazze non piegatevi non adeguatevi al gioco dei potenti, riflettete meglio tardi che mai. Non svuotate le vostre vite fino ad oggi ricchissime, per una palla di pezza.
L’ultimo pensiero, ma non per importanza, va a chi ancora spera che possa ricevere giustizia per i propri cari scomparsi o per qualche grande torto subito. In realtà questa giustizia borghese non fa altro che essere specchio dello stato a cui appartiene forte con i deboli, debole con i forti. Vi invitiamo a riflettere e a pensare seriamente all’importanza che può avere una svolta sociale. Non fatta solo di pacifiche sfilate ma anche di rabbiose prese di posizione. Del resto chi non ha rispetto come i nostri potenti neanche della vita umana non merita nessun rispetto e nessun riguardo, non inchinate la vostra testa di fronte a loro ma spaccategli la loro di testa.
Un canto popolare siciliano, la Malarazza, raccontava di un servo che in ginocchio di fronte a Cristo in croce gli diceva: Cristo il mio padrone mi sfrutta, mi tratta male peggio di un cane, con la sua manaccia si prende tutto, per piacere distruggila tu sta Malarazza. Cristo dalla croce gli rispose: Tu ti lamenti di che ti lamenti, piglia il bastone e tira fuori i denti.
IL LAMENTO
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