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L’ assemblea a Fiumicino
A decidere il blocco sono 130 «irriducibili»

ROMA – Alla fine, a Fiumicino, vince lo sciopero selvaggio. Inutile il tentativo dei sindacati autonomi (Anpac, Up, Sdl, Avia e Anpav) di fare ragionare l’ ala oltranzista dei lavoratori Alitalia. La replica del governo non si fa attendere: il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, in serata precetta i lavoratori che hanno incrociato le braccia senza preavviso. Con 130 voti a favore e 87 contrari verso le cinque del pomeriggio passa una mozione che stabilisce lo stop per 24 ore, con inizio quasi immediato: appena un’ ora dopo. A decidere la protesta estrema un’ assemblea indetta dal comitato di lotta autoproclamato, oltre 200 persone. Assistenti di volo e piloti, molti in divisa, dalle dieci di mattina bloccano con un sit-in, fino alle quattro, l’ ingresso al centro equipaggi del Leonardo da Vinci, tra i terminal B e C degli arrivi: strada sbarrata ai colleghi di altre compagnie, anche straniere. Tutti sono costretti a raggiungere gli aerei da un ingresso secondario. Ma nel frattempo lo sciopero bianco, deciso dai piloti, manda in tilt lo scalo: alla fine della giornata saranno un centinaio i voli cancellati solo a Fiumicino. Nella decisone dello sciopero selvaggio c’ è invece lo zampino di Marco Ferrando, segretario del Partito comunista dei lavoratori, che partecipa all’ assemblea. Il clima è teso sin dal mattino, quando un migliaio di lavoratori si riunisce nella piazzola degli equipaggi. Domenica i duri avevano proclamato 14 giorni di sciopero. Adesso, a sorpresa, spunta la mozione sul blocco immediato. I sindacati autonomi restano spiazzati. A stendere il documento è Roberto Valenti, ex Cgil ed ex Sult, oggi «senza alcuna tessera sindacale». I piloti sono contrari, gli assistenti di volo favorevoli. «Qui si fa il blocco oppure è finita – tuona Valenti col megafono -. Siamo davanti a un licenziamento di almeno diecimila lavoratori e ancora non siamo stati capaci di fare un’ ora di sciopero». Applausi. Fabio Berti, presidente dell’ Anpac, prova a placare gli animi: «Rispettiamo le regole: la battaglia è lunga e dobbiamo essere uniti. Se scioperiamo ora, facciamo un errore: le iniziative che stiamo portando avanti servono». «No, non bastano», gli grida dalla platea una hostess bionda. Fabio Frati, Cub Trasporti, rincara la dose: «La partita va giocata prima che Cai subentri: scioperiamo subito. I confederali hanno accettato criteri di assunzione inaccettabili. E il governo deve vendere l’ Alitalia con un’ asta pubblica, non regalarla ad un gruppo di imprenditori, amici del Cavaliere». La gente applaude. Dalle piste arrivano le prime notizie: decine di voli annullati. Il trucco è applicare le regole con pignoleria. Un pilota sussurra: «Abbiamo sempre garantito la sicurezza. Ma prendendoci le nostre responsabilità a volte voliamo anche se, per dirne una, il computer del meteo è fuori uso. Chiaro, non siamo pazzi: basta vedere il meteo da un altro computer qualsiasi, quando c’ è il sole, al decollo e all’ arrivo, si può andare sereni. Da oggi, invece, basta: rimarremo a terra». Sciopero bianco, dunque. Massimo Notaro, leader dell’ Unione piloti, è soddisfatto delle tante cancellazioni: «Quello che è successo oggi capiterà tutti i giorni: noi facciamo solo il nostro dovere perché crediamo in questa azienda. Se tutto non è in regola, non si vola. La Cai è avvisata». Ma, attorno alle cinque, l’ assemblea vota la mozione per lo sciopero tout court: inutile l’ arringa finale di Paolo Maras dell’ Sdl. Si va al muro contro muro. Francesco Di Frischia

Di Frischia Francesco

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