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LAFESTA È FINITA

PRESENTATO L’ULTIMO PIANO INDUSTRIALE PER fERRANIA TECNOLOGIES SpA

DAGLI ATTUALI AZIONISTI DI RIFERIMENTO E PROPRIETARI UNICI. UN PIANO CHE PREVEDE UNA CORPOSISSIMA RIDUZIONE DEL PERSONALE INCREDIBILE ANCHE PER IL MANCATO FINANZIAMENTO DELLA A ZIENDA. nOI AVEVAMO PREVISTO QUESTA CONCLUSIONE.MA NON CI HA ASCOLTATO ALCUNO.

La festa è finita

Tra piani industriali più o meno fasulli, accordi di programma che nessuno ha mai rispettato, promesse di fantasmagorici interventi finanziari, mai visti, speranze artatamente mantenute vive dai sindacati confederali che hanno favorito il gioco dei padroni, oggi si è materializzata l’ultima beffa per i lavoratori della Ferrania : si è materializzata con l’ultimo piano industriale della “famiglia” Messina.

Un piano industriale al quale non crede nessuno, non solo perché;eliminata la centrale termoelettrica, le centrali a biomasse, la piattaforma tecnologica, il laminatoio, quello che rimane, sono le produzioni ancora possibili (laboratorio chimico) forse i pannelli fotovoltaici per i quali Ferrania arriverebbe buona ultima sul mercato senza innovazioni apprezzabili: e niente altro. Ed anche perché, se la notizia è fondata, il versamento delle quote di capitale della famiglia Messina è stata congelata a causa delle perdite d’esercizio.

Noi non ci meravigliamo della conclusione di oggi. Quanto è accaduto negli ultimi quattro anni, noi della Confederazione unitaria di base e militanti del Partito comunista dei Lavoratori lo avevamo previsto, detto a tutti rimanendo inascoltati.

Ci duole doverlo dire, ma i fatti dimostrano quanto avevamo ragione di indicare allora, nell’ormai lontano 2004, di adottare per la difesa dei lavoratori :occupazione della fabbrica, sciopero ad oltranza.

Purtroppo il metodo della concertazione, ha scelto la strada degli ammortizzatori sociali (che si potevano ottenere anche con azioni decise e dirompenti) e della calma più o meno piatta nella protesta dei lavoratori. Ha stimolato continue speranze di rinascita ha tolto ai lavoratori l’unica arma per difendere il posto di lavoro. La situazione della vecchia azienda valbormidese ha continuato a deteriorarsi, acuita dallo spargimento di false illusioni: prima sulla rinascita della azienda, nel mercato del fotocolor e della lastre radiografiche; poi sul presunto intervento salvifico del quartetto Gambardella Malacalza Messina e Gavio con un piano industriale mai finanziato da alcuno di loro, all’interno di un accordo di programma, mai partito, ma reiterato in forme diverse almeno quattro o cinque volte; Un film già visto in altre innumerevoli occasioni per aziende in crisi che alla fine è sempre sfociato; in mobilità lunga, eliminazione del personale,e in alcuni casi in fallimenti, dove tuttavia qualcuno si è sempre riempito le tasche o salvato l’anima, o raccolto favori o potere.

In questi quattro anni si sono eletti i governi provinciali, regionali e quello nazionale e a Ferrania ci sono passati tutti i candidati a promettere interventi risolutori, e, sulla pelle dei lavoratori si è consumato il più mastodontico inganno possibile. E oggi i sindacati confederali non credono al piano industriale presentato dalla famiglia Messina e a quanto si vocifera minacciano azioni di protesta: bravi ! Per loro però a nostro avviso vale il vecchio adagio “meglio tardi che mai” o “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”: per i lavoratori di Ferrania. è già mai, e le organizzazioni sindacali sono veramente diaboliche.

Giorgio Magni

GIORGIO MAGNI

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