PROTESTA al GOVERNO.
Quante persone perderanno il posto di lavoro nei prossimi mesi, nei prossimi anni?
In tutta Italia si organizzano dei presidi 24 ore su 24 dandosi il cambio per mantenere viva la protesta e l’attenzione (guarda Tecnogas di Reggio Emilia), si scende in piazza e si fanno manifestazioni.
Per oltre 20 anni ci avete chiesto dei sacrifici che non sono più tornati nelle nostre tasche, al contrario delle vostre promesse fatte. Per analisi di fondo, va detto che in questo lasso di tempo, ci avete imbrogliato, a cominciare dalla “Scala Mobile” dove politica e sindacati tutti, ci avete venduti per qualche sporca poltrona che bisogna tenere tuttora a temperatura da culo.
La scala mobile era l’unico strumento per difendere il potere d’acquisto. Tutte le retribuzioni hanno perso mediamente 7000 € l’anno e ora più del 20% di lavoratori e lavoratrici è sotto la soglia di povertà!
Nel frattempo, se c’è la crisi, il nostro governo pensa bene di liberarsi dei contratti nazionali di lavoro. Chi non ha ammortizzatori sociali, potrà forse optare per mettersi in coda insieme ai pensionati poveri per ritirare la Social Card.
Tutto questo, per dire ai nostri politici, che chi produce e spende e manda avanti il nostro paese, invece di essere agevolato e tutelato, ogni volta è costretto quasi a modo di supplica e con umiliazione a manifestare per i beni di “prima necessità”. Volete che continui ancora questa forma di protesta. Avete intenzione di muovere il vostro culo ben poggiato sulla poltrona oppure aspettate che la gente s’incazzi e salga a voi prendendovi a pedate.
Quello che dovete fare, “fatelo subito”. Come sollecitamente abbiamo dovuto fare noi con tutti i sacrifici che ci avete chiesto da decenni a questa parte. Perciò è arrivato il momento che qualcosa rientri nei nostri portafogli. “Subito”!!!
In America, la Federal Reserve con l’amministrazione Bush, varano 800 miliardi di dollari per sostenere i consumi. Qualcuno dirà: ”Ok, ma è l’America”! I nostri cugini Spagnoli hanno predisposto interventi su produttività, energie alternative, infrastrutture ed educazione pari a 18 miliardi di euro. Più del 1,6 per cento del Pil. In Italia, ancora dobbiamo decidere sulle misure da adottare. Da noi risulterebbe almeno per ora solo 20,5 miliardi di euro, poco oltre lo 0,5 per cento del Pil. La maggior parte dei quali. Ben 16,5 miliardi, presi in gran parte dai fondi per il mezzogiorno, andranno tutti in cemento. Altro che innovazione, ricerca ed energie rinnovabili. Si tratta, infatti, di fondi Cipe per la statale ionica, il ponte di Messina, la Salerno Reggio Calabria, l’autostrada pedemontana lombarda e l’alta velocità Genova-Milano-Venezia. Il resto, gli spiccioli andranno alla famosa tessera per i super-poveri, circa 1€ al giorno e un po’ di più per chi se la cava meglio, con più figli. Questa è la politica dell’elemosina.
Altri aiuti non andranno alla classe media, perché è scomparsa, ma andranno a tutti quei piccoli commercianti che dichiarano meno di un operaio, ma che hanno ammucchiato un bel gruzzolo in banca. Altri aiuti massicci andranno alle banche, giustamente, perché loro non centrano assolutamente niente con questa crisi. Ma alla fine chi pagherà ancora per l’ennesima volta?
Mentre i profitti d’imprese, banche e assicurazioni, hanno il tasso d’incremento più alto d’Europa.
I salari in Italia sono precipitati all’ultimo posto, anche con la complicità dei sindacati confederali che hanno contrattato al ribasso. Si è avuto un gigantesco spostamento di 120 miliardi di euro l’anno…dai salari ai profitti e alle rendite (dati BRI, istituto dipendente dalla Banca Centrale Europea): per questo non si arriva alla fine del mese.
Saremo noi un’altra volta a riprenderci la colpa dei vostri sbagli?
Saremo noi ancora per l’ennesima volta a pagare la vostra crisi?
Con quale faccia tosta e con quale vergogna noi Italiani dobbiamo mostrarci agli occhi del mondo intero.
Se questa è l’Italia che vi siete costruiti su misura, la mia affermazione può essere una sola: “O si sta dalla parte dei lavoratori, o dalla parte del padronato. Non esiste una “sintesi” tra interessi contrapposti.
Si prendano una volta per tutte la responsabilità delle loro azioni e comincino a pagare, specialmente chi non ha mai pagato.
In parlamento ci sono più di 18 condannati. Gli inquisiti e i condannati in primo e secondo grado sono più di 70. Con quale faccia tosta ci vengono a chiedere di fare ancora dei sacrifici.
Politici “Vergognatevi”. Cittadini “Svegliatevi”.
L’unica cosa che sa farci fare questo governo è “la guerra dei poveri”. Mentre il dilagare della mafia, della droga, come pure l’evasione fiscale, se ne parla poco o niente se non in campagna elettorale.
Questi nostri politici sono molto bravi a manovrare le nostre menti.
Di solito quando un paese affonda, sono i politici in carica a farne le spese.
In Italia no, l’Italiano riesce addirittura ad acquistare ancora più fiducia nel governo, più è grave la situazione e più i livelli di fiducia crescono. Brunetta che fa il persecutore dei fannulloni, la Gelmini che fa la riforma dei professori incapaci mentre le scuole oltre a molti problemi che hanno, sono pure a rischio di crollo, Maroni che ci difende dagli invasori extracomunitari.
I giornalisti servizievoli e idem per i politici, non diciamo tutti, ma la maggioranza. Costoro si alzano ogni mattina più tranquilli della sera prima, sono categorie immuni dalla crisi. “È un problema che riguarda sempre gli altri”.
Abbiamo una crescita sotto zero, consumi sotto zero, inflazione alle stelle, salari di merda, sempre più diventeremo tutti precari, precarietà del lavoro, ingiustizia sociale nel senso che in Italia la legge non è uguale per tutti, sprechi vari e soldi del contribuente buttati, mangiati, abbuffati a quattro ganasce. Non né parliamo…in qualsiasi altro paese tutto questo contribuirebbe a far cadere i governi.
Da noi no…da noi tutto questo è considerato una situazione normale.
“SVEGLIATEVI”. Tutti noi sappiamo di chi è la colpa.
Non possiamo eleggere il nostro rappresentante.
Non possiamo decidere in modo democratico.
Non possiamo partecipare alle scelte pubbliche.
Non abbiamo il diritto di essere informati.
Questa è la verità!
Tutti lo sanno, ma nessuno ha il coraggio di parlare e di scendere in piazza, con quale coraggio subdolo, ricatti mentali e dissolvimento della personalità questi nostri eletti riescono a modellare il loro bel sistema di chi riesce a vivere come un Nababbo alle spalle di gente che si fa il culo tutti i santi giorni.
Poi non venite a dire che non è dittatura.
Per rinfrescare la memoria a tutti voi, e per usarlo soprattutto come un severo monito, voglio ricordare questo brevissimo articolo risalente al 1921, dove migliaia di operai e di contadini venivano massacrati dalla polizia e dalla guardia bianca; centinaia e centinaia di Camere del Lavoro, di Case del popolo, di Cooperative, di sezioni del Partito Comunista e del Partito Socialista, saccheggiate e distrutte; decine di giornali comunisti, socialisti, repubblicani, popolari, incendiati; decine di migliaia di operai e di contadini bastonati a sangue, torturati, storpiati; intere regioni, abitate da milioni e milioni di operai agricoli e di contadini poveri, l’Emilia, la Toscana, l’Umbria, il Polesine, la Lomellina, sottoposte permanentemente ad un regime barbarico di terrore bianco; migliaia di operai e di contadini banditi dalle loro case, costretti ad abbandonare nella disperazione e nella miseria i loro vecchi, le loro donne, i loro figli e a girovagare, mezzo impazziti dalle torture, nel territorio nazionale, senza asilo, senza risorse, senza garanzie di libertà e di sicurezza personale; le prigioni rigurgitanti dei migliori elementi della classe operaia, dei generosi che tutto avevano offerto alla causa dell’emancipazione popolare; mezzo milione di disoccupati per effetto dell’accelerato processo di decomposizione dell’economia capitalistica.
Voglio scongiurare che tempi come quelli, possano ancora ritornare e che tutte le forze oggi al potere si mettano una mano sulla coscienza e una nel portafoglio e ci ridiano un po’ di ciò che veramente ci spetta.
Questo discorso vale anche per lo Stato Vaticano che predica bene, ma razzola sempre male. Infatti, ogni anno con il meccanismo dell’8 per mille si mettono in tasca 6 miliardi di euro, cioè mezza finanziaria di soldi che appartengono a tutti noi cittadini italiani. Senza contare il Vaticano, anche essendo uno dei maggiori proprietari di edifici in Italia, non è tenuto a pagare né I.C.I. né I.V.A. Si tratta di un vero e grave sopruso e di una mancanza totale di rispetto, di lealtà e di onestà verso gli italiani soprattutto verso tutti quelli che sono angosciati dall’incubo delle rate del mutuo, dalle bollette da pagare, dall’affitto di casa, dal lavoro precario, dalla disoccupazione e dall’interminabile catena d’incubi economici dalla quale non si arriva più né a fine mese, né a mezzo mese. In un momento di crisi come questo, non vedo che senso abbia tenere ancora in piedi il Concordato tra Stato Italiano e Vaticano.
Si tratta ora di sviluppare e unificare la lotta a difesa delle pensioni, contro ogni allungamento dell’età pensionabile e per il ritorno della previdenza a ripartizione, è la “prima linea” dell’opposizione sociale. E va collegata alla lotta per la sanità pubblica, per la scuola pubblica, per il reale diritto alla casa, contro lo strozzinaggio di affitti e mutui insostenibili.
Così denunciamo, da un versante di classe, lo scandalo dei privilegi istituzionali. Un’opposizione di classe deve apertamente rivendicare l’abbattimento degli stipendi parlamentari, la fine di ogni privilegio pensionistico di “casta”, l’abolizione del Senato e di ogni forma di parassitismo istituzionale. Non vi sono “i costi della politica”, ma i costi del regime borghese: che sono anche i costi dei giganteschi trasferimenti di denaro pubblico alle grandi imprese e dei trasferimenti “privati” delle imprese e delle loro lobby, ai propri partiti parlamentari, in un intreccio inestricabile di politica e affari. La verità è che solo un’alternativa anticapitalistica può costruire uno Stato “trasparente” e a “buon mercato”, privo di ogni privilegio perché basato sull’autorganizzazione dei lavoratori e sulla revocabilità permanente di ogni rappresentante eletto.
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