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La solita sinistra, la solita libertà

Sinistra e Libertà, è questo il nome del nuovo e ambizioso progetto politico della sinistra italiana, che vuole rialzarsi dal campo di rovine prodotto dopo la vergognosa esperienza del governo Prodi, unico responsabile della spaventosa svolta a destra del nostro paese. I dirigenti nazionali ne sono entusiasti e sottolineano soprattutto l’impronta autonoma che intendono dare ai loro piani e alle loro strategie politiche. Ecco, a proposito di autonomia, il “cantiere” è appena aperto, l’autosufficienza è appena dichiarata ,che ci ritroviamo il “progettino” a correre insieme al Partito Democratico per le elezioni amministrative appena concluse. “Con il Pd, non nel Pd”, precisa Claudio Fava,coordinatore nazionale. E che differenza fa?

Dicesi autonomo ogni ente senza vincolo di subordinazione, libero , indipendente. Sulla libertà programmatica e sull’autonomia delle proposte politiche di SL, nessuna obiezione. Ma questa libertà, questa indipendenza, che fine fanno nel momento in cui si prende la decisione di coalizzarsi con il Pd per le future elezioni politiche, come si è già fatto intendere? E’ un film già visto, dal finale “strappalacrime” a una classe operaia inerte, massacrata, tradita, dimenticata. Il film si chiamava “Governo Prodi”, la trama era più o meno questa: si era partiti con le intenzioni di dare vita ad un grosso progetto (ci risiamo), che unificasse tutta la sinistra, si erano convinti anche quei “radicali” di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, non a caso la coalizione si chiamava l’”Unione”, i protagonisti, insomma, erano gente dai buoni propositi e la classe operaia aveva deciso di dargli fiducia. Il finale è famoso, lo conosciamo un po’ tutti e se qualcuno l’avesse dimenticato farebbe bene a sforzarsi di ricordare.

Il brutto film è finito, ma già se ne prospetta un altro, perché sono cambiati i nomi delle coalizioni, i nomi dei gruppi, delle illusioni, ma i protagonisti sono sempre gli stessi, gli stessi “buoni” che alla fine si rivelarono complici dei “cattivi”, complici della destra.

Il problema più grave, insito all’interno di questo nuovo gruppo(SL), tuttavia, non è l’intento di dare origine ad un nuovo, grande centrosinistra, ma quello di continuare a perseverare su dei valori di fondo quali ,ad esempio, il pacifismo e l’ecologismo, che si svuotano di significato, non hanno alcuna ragione di essere portati avanti se non si ha il coraggio di proporre una società alternativa, riorganizzata dalla sua struttura socio-economica, che attualmente è quella dettata dal modo di produzione capitalistico. Che senso ha, infatti, parlare di ecologismo, quando i maggiori danni recati all’ambiente sono i risultati di una logica di base, che è quella del profitto cieco, della produzione irrazionale e non controllata e che una “forza ecologista” non ha il coraggio di mettere in discussione? La stessa contraddizione fondamentale è ravvisabile nella proposta del pacifismo come valore assoluto, senza muovere un’accusa diretta e chiara al capitalismo. Non bisogna essere necessariamente dei marxisti ortodossi per guardare alla storia ed accorgersi che una necessità vitale di questo sistema è la continua ricerca di materie prime a costi sempre più convenienti, sempre più bassi: ciò nel passato ha significato colonialismo, distruzione, guerra. Sembra, forse, ai signori di Sinistra e Libertà, che oggi non significhi lo stesso? Allora qualcuno spieghi come si intende “mistificare” questi valori, evidentemente legati a istanze di una società diversa, continuando a prospettare alleanze con chi una società diversa certamente non la vuole, ovvero, il Partito Democratico.

Infine, l’assurdità più irritante è lo sbandieramento illegittimo del perseguimento dell’uguaglianza sociale. In questo caso, la proposta suona stonata in maniera ancor più evidente. Premesso infatti, che nell’attuale società è già presente, o dovrebbe esserlo, una certa uguaglianza giuridica e una certa uguaglianza politica, come recita l’articolo 3 della Costituzione:“ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”,… aggiungendo poi “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”, non ha alcun senso sbandierare il raggiungimento di tale uguaglianza, se questa non viene intesa come puro egualitarismo, ovvero come pura uguaglianza economica, la vera responsabile delle disuguaglianze reali tra gli uomini, ma ciò ,forse, da quelle parti suona troppo “radicale”. Sinistra e Libertà spera nel raggiungimento di una uguaglianza formale, che in realtà dovrebbe già essere garantita, invece che lottare per il raggiungimento di una uguaglianza sostanziale.

La sinistra, questa che si spaccia per nuova, compie ancora un grossolano errore e, cioè, oggi come ieri è del tutto incapace di ragionare in modo dialettico, per ciò che si intende con “dialettico” in filosofia, riguardo ai processi umani e quindi storici. E’ del tutto incapace di inserirsi in una prospettiva storico-processuale, rimanendo ferma sui giudizi dei rapporti di produzione ormai passati, vecchi, e che, anzi, tende a conservare. Non comprende che ormai la staticità di questi rapporti di produzione immobilizzano la dinamica propulsiva delle nuove forze produttive, ha perso cioè di vista il motore della storia: la lotta di classe. La sinistra, questa che apre i cantieri insieme ai padroni, si porta dietro la responsabilità di non essere in grado di far muovere i naturali processi umani, collaborando con la destra ad assimilare il proletariato ad unico pensiero dominante, quello degli industriali, dei banchieri e degli illegittimi proprietari di questo mondo. Questa sinistra, forse, avrà da ridire sull’esposta visione della storia, avrà da revisionare, ma fino ad oggi non è ancora arrivata una logica confutazione, che dimostri con riferimenti al reale come la storia non sia stata un processo dialettico e di scontri tra diverse classi sociali, qualunque esse siano.

Interessante è riportare a questo proposito, un intervento di Vendola , altro dirigente nazionale, fatto durante il seminario di “Rifondazione per la Sinistra” a Chianciano il 24 gennaio 2009: “siamo comunisti non per replicare, nei secoli dei secoli, una storia codificata, una liturgia monotona, una forma statica che contiene una verità rivelata: ma per liberarci dai fantasmi e dai feticci di un mondo che strumentalizza la vita, mercifica il lavoro, distrugge la socialità”. Ecco, chi parla in questo modo dimostra di non aver mai capito niente del comunismo, il quale non è affatto una “forma statica” da riproporre, non è un idealismo da imporre, uno status al quale la società debba conformarsi, è lo sbocco naturale, come ripetuto più volte nel corso di questo articolo, del processo storico-dialettico, un’inevitabile sintesi tra le contraddizioni nate in seno agli scontri di classe, quelli che una sinistra pensata in questo modo rischia di bloccare per sempre.

Allora, alla prospettiva di un film già visto, qualcuno preferirebbe opporre la prospettiva di un film nuovo, che da qualche parte hanno ancora il coraggio di chiamare “Progetto Comunista”.

Piero Di Cuollo

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