Ben venga la richiesta del ritiro delle truppe dall’Afghanistan da parte di quelle sinistre che, in passato, in cambio di ministri, avevano votato per la guerra ( sino a criminalizzare gli oppositori o i critici).
Ma ora occorre passare dalle parole ai fatti:
1) Rompere ovunque con un PD allineato sulla guerra e complice del governo, e con le sue giunte.
2) Cestinare la recente apertura del PRC ad un ipotesi di “governo costituzionale” esteso persino all’UDC, partito di guerra.
3) Respingere ( e non avallare) la proposta D’Alema di una cosiddetta “Conferenza di pace” tra potenze coloniali e fondamentalisti religiosi, a favore del pieno diritto di autodeterminazione e resistenza del popolo afghano.
Non sarà un accordo tra i generali bombardieri e i signori feudali a dare la terra ai contadini, un lavoro ai disoccupati, i diritti alle donne. Ma solo la prospettiva di un governo operaio e contadino, che passi per la sconfitta delle truppe d’invasione e un’ autentica sollevazione sociale delle masse oppresse dell’Afghanistan contro ogni oppressione (capitalistica, feudale, tribale). Fuori da questa prospettiva vi è solo o la continuità della occupazione militare imperialista, o la subordinazione a un nuovo regime teocratico, o l’accettazione di una “soluzione diplomatica” coloniale, magari appoggiata congiuntamente da imperialisti e teocratici. In nessun caso la pace delle masse.
La lotta di resistenza per la cacciata delle truppe d’occupazione è per noi inseparabile dalla lotta per questa autonoma prospettiva di liberazione sociale e democratica.
Partito Comunista dei Lavoratori
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