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SALARIO MINIMO GARANTITO O REDDITO DI CITTADINANZA

Cosa fare contro i licenziamenti ?

Siamo oramai alla resa dei conti in merito alla crisi economica . Il conto che ci viene ogni giorno presentato è una lista sempra più corposa di aziende in crisi e di minacce di licenziamenti . Solo in Italia potrebbero arrivare a centinaia di migliaia. E’ prassi consolidata in questi casi chiedersi come venirne a capo. Premetto che è esercizio vacuo quello di addebitare le ragioni della crisi alla natura malata dei rapporti di produzione esistenti, attendendone il crollo, e così starsene con le mani in mano in attesa del cambiamento radicale. Io, invece, penserei ad una soluzione che nell’immediato consente, se non di risolvere per sempre il problema, almeno di attenuarne i costi sociali.

Premessa

La soluzione prevede la costituzione di un reddito minimo garantito o di ingresso concesso a tutti i lavoratori che perdono il posto di lavoro e a tutti i lavoratori,con una età significativa(minimo 26 anni), che vogliono entrare nel mondo del lavoro ma non vi riescono. Un reddito equipollente a circa eu. 1.100 lordi come l’attuale cassa integrazione e mobilità del primo anno(che può anche essere rivisto in base al costo della vita). Al percepimento di tale reddito si devono accompagnare programmi mirati, da parte degli uffici pubblici del lavoro, di impiego in lavori di pubblica utilita’ e corsi di professionalizzazione, che se rifiutati fanno perdere il reddito acquisito; il tutto in attesa del reimpiego effettivo. Devono anche essere effettuati controlli mirati sui redditi e le proprietà familiari al momento della richiesta, effettuati ad hoc e non basati sull’auto dichiarazione. La concessione di tale reddito,oltre all’annullamento, qui in Italia , della cassa integrazione e della mobilità previste e regolate principalmente dalla legge 223/1991 ,contribuirà all’introduzione di forme piu’ elastiche di contratti di lavoro ora invece vere e proprie trappole per i datori di lavoro compresa la liberalizzazione del licenziamento.

Principali vantaggi

1)Benefica iniezione di liquidità sul mercato per rilanciare i consumi;

2)Maggiore sicurezza del lavoratore/ consumatore con conseguente sua migliore propensione al consumo;

3)Il lavoratore rischiando di meno è piu’ incentivato a cambiare lavoro se non è gratificato da quello che fa, migliorando così l’allocazione dei fattori produttivi;

4)L’imprenditore è piu’ incentivato ad assumere in quanto puo’ liberarsi del lavoratore con maggiore facilità, essendo quest’ultimo più garantito nel reddito;

5)Il meccanismo di concessione del reddito risparmia agli imprenditori quelle lunghe, faticose e costose trattative con i sindacati che peraltro umiliano la figura del lavoratore ,da centro di diritti e soggettività a mera merce di scambio;

6)Si può finalmente restituire alla pensione il suo vero ruolo di reddito differito,da percepire

in vecchiaia alla fine della vita lavorativa, e non come ammortizzatore sociale da offrire

ai lavoratori anziani in odore di licenziamento, facendo loro anticipare la domanda di pensione d’anzianità. Quanto meno ciò renderebbe più praticabile le riforme che almeno in Italia vanno portate a termine in merito al naturale aumento dell’età pensionabile,

che ci farebbero risparmiare considerevoli risorse qui in Italia;

7) Tutti questi punti conducono a una maggiori opportunità di investimenti e quindi a maggiore occupazione, rendendo sempre meno frequente il ricorso alla richiesta stessa del reddito minino e come detto anche a una miglior allocazione dei fattori produttivi, in sintesi più mercato per gli imprenditori e più sicurezze per i lavoratori, in una sola parola flexsecurity o moderna socialdemocrazia.

8)Nel primo periodo di applicazione della riforma si avrebbe una consistente quantità di

manodopera , in attesa di impiego, che si renderà disponibile per un miglioramento generale dei servizi pubblici e opere infrastrutturali di prima necessità.

Quali i nemci di questa riforma ?

1)In genere i politici, aggrappati come sono alla concezione del posto di lavoro come favore che alimenta e genera il loro perverso mondo del Potere;

2)Il sindacato, la cui sopravvivenza è legata alla insicurezza congenita del mondo del lavoro e al carattere negoziale degli attuali ammortizzatori sociali che prevedono sempre l’accordo con i sindacati per la loro applicazione;

3)Ci metterei anche le c.d organizzazioni no profit a stampo cattolico che prosperano sul disagio conseguente alla perdita del reddito.

Come reperire i Fondi ?

Al momento del varo credo che una riforma siffata richiederebbe un tale esborso di risorse che sicuramente le casse del ns Stato martoriato dal debito pubblico non può permettersi, almeno nel breve. E’ pertanto da profilarsi la possibilità che una tale riforma possa essere attuata a livello europeo, finanziata da un fondo europeo ad hoc, alimentato da ogni Stato in proporzione al suo PIL. Ovviamente a regime una tale riforma dovrebbe poi far drasticamente ridurre le spese sociali e divenire essa stessa facilmente finanziabile.

Luciano Sibio

luciano sibio

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