Il degenerare del socialismo in Urss non è stato determinato solo da fattori storico oggettivi ma anche da un errore teorico di tutta la sinistra marxista che ha inteso e identifica ancora la proprietà pubblica o sociale dei mezzi di produzione con la statalizzazione, trascurando la funzione dirigente della classe operaia sul luogo di lavoro e lo stesso concetto marxista dell’alienazione nel capitalismo..
Credo che uno sforzo comune di analisi sull’interrogativo in oggetto, permetta un utile approfondimento per chi è di sinistra e marxista e anche di capire meglio quel fenomemo degenerativo del socialismo avvenuto nella ex Unione sovietica. L’argomento, oltretutto, mi sembra che occupi più di una pagina in questo blog, così attento alla critica trotskijsta che ha addebitato tale degenerazione burocratica autoritaria all’interruzione del processo rivoluzionario del capitalismo mondiale secondo la logica della edificazione del socialismo in un paese solo, in ciò commettendo un’inevitabile errore all’insegna di un ingenuo massimalismo.
Ma andiamo al dunque.
Il punto chiave di tutti i programmi di derivazione marxista(sia rivoluzionari che moderati, presenti e passati) è rappresentato da un auspicabile aumento dell’intervento dello stato nell’economia all’insegna del motto “Piu’ stato e meno mercato”. Il mercato si identifica con il Capitalismo e pertanto aggredendolo si riduce e combatte il Capitalismo stesso.
Io ritengo che per mercato deve intendersi la libertà concessa alle aziende di stabilire in regime di concorrenza il prezzo di vendita dei propri prodotti e le quantità producibili soddisfacendo al meglio la domanda dei consumatori.
Il Capitalismo,invece, stante almeno ai diffusi enunciati di K.Marx sull’argomento, non è il mercato, ma principalmente quella forma di produzione della ricchezza caratterizzata dalla proprietà e controllo privato dei mezzi di produzione che genera un’indebita appropriazione del prodotto di lavoro altrui.
Il mercato può accompagnare il capitalismo ma il piu’ delle volte viene soppiantato dai ben noti c.d. accordi di cartello fra imprese private a danno dei consumatori.
Non si combatte pertanto il Capitalismo aggredendo l’economia di mercato, che ne rappresenta solo una sua manifestazione e alcune volte transitoria, ma lo si combatte cercando di aumentare il potere dispositivo della classe lavoratrice sul luogo di lavoro,e cioè realizzando forme di democrazia industriale sempre piu’ avanzate come conseguenza della realizzazione della proprietà pubblica dei mezzi di produzione.
Questa affermazione ci permette così di capire gli equivoci teorici che hanno contribuito alla disfatta nei paesi dell’est del socialismo reale. Lì infatti si è individuato nel mercato il principale nemico da battere in quanto elemento cardine del Capitalismo ed è prevalsa l”interpretazione della proprietà pubblica come realizzazione di uno stato centralista che stabiliva prezzi, qualità e quantità dei prodotti, trascurando totalmente l’azione di controllo diretto sui mezzi di produzione da parte della classe lavoratrice( la c.d. democrazia industriale o partecipazione alla gestione delle imprese).Il risultato è stato la riproposizione nel seno dei rapporti socialisti di produzione dei rapporti di produzione capitalistici in cui la classe lavoratrice viene espropriata e alienata. Un risultato che ha presto portato alla riproposizione definitiva del Capitalismo, oltretutto nelle sue espressioni peggiori con elevata concentrazione di potere in poche mani..
Lo stesso risultato lo produce la introduzione solo parziale di forme estese di proprietà pubbliche senza la estensione del potere diretto delle classi lavoratrici, come nei programmi storici e nelle realizzazioni di tutte le sinistre socialdemocratiche europee.Anche in questo caso si è facilitato l’accentramento del potere in poche mani,sempre piu’ distanti dagli interessi generali,senza in alcun modo intaccare minimamente il Capitalismo stesso,associabile al concetto di alienazione della masse lavoratrici ad esso asservite: certe forme di commistione spesse volte ai limiti della legalità tra potere pubblico e grandi proprietà private ne sono la prova vivente.
luciano sibio
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