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LE RAGIONI DEL COMUNISMO:
IL LAVORO NON HA “COLORE”.

Il primo Maggio tutti a Rosarno !

Cento anni fa decine di migliaia di meridionali emigravano per terre assai

lontane dove venivano sfruttati senza pietà, discriminati, bollati tutti come

mafiosi e criminali. Cinquanta anni fa avvaniva una nuova diaspora di

meridionali che partivano con le valigie di cartone per strappare in Europa e

nel Nord Italia un salario di fame, pascendo i profitti di Agnelli e dei suoi

compari, contraendo sul lavoro malattie spesso letali e talvolta morendo in

fabbrica o in miniera.

Oggi da diversi Paesi del mondo, resi ancora più poveri dai capitalisti (anche

italiani) e sconvolti dalle guerre imperialiste, partono milioni di disperati

che cercano di sopravvivere. Anche loro, come i migranti italiani, subiscono

umiliazioni, vengono sfruttati da pescecani che li costringono al lavoro nero,

al sottosalario, alle angherie del caporalato mafioso. Una grave crisi

economica alimenta altresì una spaventosa guerra tra poveri che vede il mondo

del lavoro lacerato da lotte tra “settentrionali” e “meridionali”, lavoratori

“italiani” contro “extracomunitari”, “rumeni” contro “neri”, lavoratori stabili

contro lavoratori precari.

In questa lotta intestina, la Lega è favorita dalla politica della sinistra

liberale che, asservita alla logica del mercato, disorienta i lavoratori e li

disarma lasciando che il sistema capitalistico, responsabile di questo massacro

sociale, coaguli un consenso di massa alla xenofobia e al razzismo. La crisi

economica che stiamo vivendo non sarà facilmente risolta, come in questi giorni

dimostra il disastro della Grecia.

Qui, settori importanti del movimento dei lavoratori comprendono che solo

mandando a casa i capitalisti si potrà impedire la catastrofe e iniziare, su

basi nuove, la ricostruzione della vita civile. Anche in Italia la strada è

questa e non quella di Di Pietro o di Vendola che puntano a subentrare come

guida di un nuovo blocco della sinistra confindustriale o quella di Ferrero e

Diliberto che mantengono il PRC-PdCI come un satellite periferico di quello

stesso schieramento.

Fermare il razzismo è possibile solo se un grande movimento di lotta darà

prospettive di lavoro per tutti, meridionali e settentrionali, stabili e

precari, bianchi e neri, sottraendo le risorse a chi accumula e sfrutta,

nazionalizzandole e ponendole sotto un controllo democratico e di massa.

Vanno dunque colpite non solo le pedine e la manovalanza che ha innescato i

drammatici fatti di Rosarno, la cui popolazione è vittima di un grave crollo

economico, va anche colpito il razzismo di Bossi e rovesciato il sistema

economico che ha colpito e colpisce i migranti italiani ed extracomuniari. Il

lavoro non ha “colore”.

Un’ alternativa socialista in Italia e un nuovo ordine internazionale basato

sugli interessi e il potere dei lavoratori è l’unica prospettiva per uscire

dalla catastrofe capitalista. Le lotte per un lavoro stabile e sicuro per

tutti, che devono svilupparsi in Italia, potranno essere vinte solo se verranno

sconfitte le basi materiali del razzismo e se saranno orientate su questa

prospettiva complessiva. Il PCL è il solo partito che oggi in Italia persegue

questa strada sulla quale non vuole rimanere solo.

PCL Reggio Calabria

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