Di recente mi sono sentito dire, all’interno di una accesa discussione centrata su temi di politica italiana, “ma come fate nel 2011 a parlare ancora di Padroni?. Non vi rendete conto che il tempo passa per tutti? E poi vi lamentate se vi chiamano dinosauri!” Il tutto con chiaro riferimento alla mia appartenenza comunista.
Dunque il Padrone non esiste. Una volta si, ma ora non più; razza estinta, Padrone e comunista.
Il tempo di spiegare (inutilmente) al mio sventurato interlocutore i meccanismi del padronato, i ricatti ed i soprusi oggi in auge più che venti anni fa e poi via, verso casa.
La sera, dopo cena, mi suonano alla porta. E’ Vincenzo, un mio caro amico che lavora al servizio tecnico di una importante azienda privata che opera nel settore della comunicazione.
Già mentre sono intento a stappare un paio di birre, capisco che Vincenzo ha voglia di sfogarsi e tra una sorsata di birra ed una noce di pecorino mi racconta cosa gli è capitato la mattina. E’ teso, Vincenzo.
L’azienda nella quale egli lavora è in crisi, come del resto tutte le imprese che operano nel settore dell’editoria e della comunicazione, ed il “board” (il gruppo dirigente nel terziario si chiama così) si è riunito la settimana prima per decidere le prime mosse anti crisi da apportare con sollecitudine, onde non rimanere indietro rispetto agli altri.
Iniziative non radicali e per fortuna di Vincenzo (secondo livello 1.350 mensili) non invasivi, insomma, per ora il posto di lavoro non si tocca. Si tira il fiato, stavolta è andata bene.
Qualche giorno dopo Vincenzo consegna il suo “badge” (il tesserino che consente di entrare in ufficio)
alla persona che siede all’ufficio del personale. Il pezzo di plastica si è evidentemente smagnetizzato e non funziona più. Sul badge c’è anche una piccola crepa, ma questo non ha impedito al badge di continuare ad assolvere le sue funzioni, d’altronde come capita a certe carte di credito, considerato che, se la rottura non incide sulla striscia magnetica non se ne compromette la funzionalità.
Il colega del “Personale” si guarda per benino il badge e poi liquida Vincenzo con un non meglio identificato “ti facciamo sapere”.
Il giorno dopo al mio amico arriva una mail dalla Direzione del Personale nella quale si comunica che l’azienda provvederà a consegnare entro 24 ore il nuovo badge e che addebiterà al lavoratore la somma di 11 euro direttamente tolta dalla prossima busta paga(!)
Vincenzo legge la mail una, due, tre volte, poi prende le ossa e se ne sale al terzo piano, dove lavora la persona alla quale aveva consegnato il badge la prima volta. Chiede spiegazioni sulla quota da pagare e gli viene spiegato che si tratta di una nuova disposizione aziendale (evidentemente partorita nell’ultima produttiva riunione del famoso “board”) atta a scoraggiare “il continuo smarrimento e danneggiamento dei badge da parte del personale, con il conseguente aggravio di costi a carico dell’azienda”. Vincenzo è un uomo di 55 anni, con un cursus honorum di tutto rispetto. Sempre attento, pronto e disponibile ad ogni richiesta dei suoi superiori e certamente uno tra i più preparati tecnicamente all’interno del suo reparto. Mai una lamentela in 26 anni di servizio, mai un richiamo.
Vincenzo perde le staffe. I Dirigenti girano con macchine pagate dall’azienda che valgono anche 35.000 euro, con stipendi e premi di produzione che pesano tre o quattro volte il suo e stavolta proprio non ci sta.
Diventa paonazzo, gli occhi si riempiono di rosso e sgorgano spontanei i suoi natali di Primavalle (quartiere popolare romano). Gli scappa anche un “nun v’azzardate a fà na cosa der genere che ve metto na bomba sotto casa! Non è pè gli unidici euro ma sta cosa nun l’accetto! Nun v’azzardate.”
Il collega dell’ufficio del personale se la fa addosso e corre dal dirigente a riferire. Dopo poco Vincenzo viene chiamato a rapporto dal Direttore del Personale; Vincenzo lo conoscono bene, è uno della vecchia guardia e se ne sanno le abitudini e soprattutto le frequentazioni. Gli tastano il polso e lo sentono accelerato, meglio stare buoni, tanto più che la decisione di addebitare gli undici euro per i badge danneggiati o smarriti non è stata ancora comunicata ufficialmente e si rischia un principio di abuso, oltre che la scrivania rovesciata da Vincenzino, il quale, con le braccia incrociate davanti al Dirigente, sembra non aspettare altro. Il Direttore la butta un pò in “caciara”, come diremmo a Roma, mischia le acque, va di pacca sulle spalle, dice frasi come, “ma ti pare, Vincenzo, è un atto formale, dai….capisci, dovevamo farlo…ma figurati se ti addebito gli undici euro!”
Vincenzo è un lavoratore. Non ha studiato e non possiede certo una sensibilità politica spiccata, tutt’altro, però una cosa l’ha capita e me la dice dopo aver finito di raccontarmi tutta la storia, racconto peraltro svolto in un modo davvero avvincente, compresa tutta la gestualità tipica delle genti della mia città che personalmente trovo insuperabile: “….vedi Andrè.. a me, pure se non m’hanno addebitato gli undici euro, me rode lo stesso. Perché nun m’hanno detto che s’è trattato di un errore, capisci, nun s’erano sbajati, la multa è rimasta, cioè er principio è fatto salvo, lo capisci? E se la stessa cosa capitava a ‘na collega giovane, magari appena assunta, o a qualcuno che non c’ha la faccia come er culo come me? Che succedeva? Ma poi, me sò informato….lo sai quanto costa a “loro” un badge come quello che me s’è smagnetizzato a me? 4 euro e quaranta, li mortacci loro, sti fii de na mignotta”.
E quella di Vincenzo è una storia tutto sommato tranquilla e certamente meno tragica di tante altre che in questi ultimi anni siamo stati abituati a vedere, ma in questa vicenda, a mio parere, si cela proprio la vera natura del rapporto tra chi comanda e chi sta sotto, espresso schiettamente ed in termini immediati. La vera logica pelosa e l’inconfondibile vena di perenne malafede che sta alla base dei rapporti aziendali, mantenere profitti e privilegi e mortificare salari e forza lavoro.
Dovunque esista un Padrone, sarà sempre così. In casi rari, si tratterà di un Padrone “buono”, ma sempre Padrone sarà e i Padroni questo sanno fare.
Buona lotta a tutti.
Andrea Boni
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