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PERCHE’ ADERIAMO AL PCL

Documento di adesione al PCL dell’ex sezione PDAC di Pesaro)

Pesaro, 20/03/2011

 

PERCHE’ ADERIAMO AL PCL

(Documento di adesione al PCL dell’ex sezione PDAC di Pesaro)

 

Nel 2006 il collettivo di Pesaro dell’Amr Progetto Comunista appoggiò il progetto di scissione che portò alla

nascita di due partiti separati: il Partito di Alternativa Comunista e il Partito Comunista dei Lavoratori. Fummo

tra i fondatori di Alternativa Comunista, convinti che, nello spazio politico che si apriva con la deriva del Prc, una

disciplina ferrea unita a un rigido controllo sugli aderenti al partito, ci avrebbe portato a breve ad una crescita

esponenziale. I fatti ci hanno smentito, conducendoci ad una profonda e dolorosa riflessione sulle nostre scelte e

sui nostri errori.

Nel corso degli anni il Pdac, vittima del suo stesso settarismo, ha accentuato molte deviazioni, ben al di là delle

nostre intenzioni. Per lungo tempo abbiamo condiviso posizioni sbagliate, ma abbiamo anche peccato di

ingenuità, credendo alle tante menzogne che ci venivano raccontate (sui compagni fuoriusciti, accusati delle

peggiori nefandezze e di tradimento della causa proletaria; sul Pcl, definito centrista e opportunista; ecc..).

Ovviamente si trattava di una posizione di comodo: è più facile dar credito alle parole che avvallano le proprie

scelte, piuttosto che mettersi in discussione.

I dubbi però aumentavano a tal punto da non permetterci più di evitare il problema: abbiamo iniziato a

discuterne tra noi e lentamente siamo arrivati a mettere in discussione molte nostre scelte del passato.

Nel Pdac manca un bilancio obiettivo della situazione del partito. Negli anni non solo non è cresciuto, ma ha

sistematicamente perso numerosi compagni e importanti quadri dirigenti, senza riuscire a costruire nuove

sezioni importanti. La linea è sempre rimasta immutata nel tempo: il Pdac è l’unico soggetto in grado di crescere,

l’ascesa della lotta di classe lo porterà ad un aumento improvviso ed esponenziale in quanto è l’unico partito

costruito sulle giuste basi.

Questa linea non ci trova d’accordo per diversi motivi. Se il Pdac fosse realmente costruito sulle basi del

leninismo conseguente dovrebbe essere in grado di analizzare la realtà che lo circonda e intervenire in essa, ma

così non è.

La costruzione del partito è certo il risultato del lavoro dei suoi militanti, ma, essendo marxisti, sappiamo che

agiamo entro condizioni che non siamo noi a decidere. Se è vero che la crisi mondiale (e soprattutto le misure

che i vari governi hanno adottato per affrontarla) ha scatenato una lunga scia di mobilitazioni (alcune persino

rivoluzionarie), se è vero che anche nel nostro Paese ci sono state occasioni di forte ascesa della lotta

(nonostante il ruolo nefasto giocato dalle burocrazie sindacali), è anche vero che ad oggi non si è invertita ancora

la tendenza dell’ultimo periodo storico che vede una difficoltà generale di crescita e reclutamento per i partiti

della sinistra.

In Italia, anche nelle mobilitazioni più avanzate (quelle degli studenti, ad esempio), prevale un forte

antipartitismo. Tra gli operai prevale la sfiducia verso i partiti, derivata da anni di tradimenti e di sconfitte. E’

vero che anche un piccolo gruppo può crescere a seguito di un’ondata di lotte, se dotato di una giusta

organizzazione, di un giusto programma e della capacità di intervenire nella lotta di classe con le parole d’ordine

adatte, utilizzando il metodo transitorio, ma neanche l’ascesa della lotta di classe garantisce una crescita

“meccanica”.

L’esperienza storica dimostra, inoltre, che limitarsi a proclamare la “linea giusta” non è sufficiente, occorre

entrare in contatto con i compagni per riuscire a convincerli tramite un lavoro lungo e paziente, che passa

attraverso il dibattito e la formazione politica. E’ necessario un duro lavoro di radicamento nella classe, in cui è di

fondamentale importanza saper essere l’avanguardia più risoluta, ma senza perdere di vista il contatto con essa,

lanciando le parole d’ordine adatte alla fase, rifuggendo ogni forma di settarismo.

Abbiamo avanzato nel Pdac nuove proposte, che ci permettessero di uscire dalla gabbia del settarismo nella

quale ci eravamo rinchiusi, prima fra tutte la proposta di fronte unico da avanzare alle altre forze del movimento

operaio.

Il Pdac ha sempre rifiutato questo approccio, limitandosi alla denuncia di presunto centrismo o riformismo delle

altre organizzazioni, senza voler entrare in contatto in alcun modo con i militanti delle altre forze, ponendosi di

fatto al di fuori del movimento reale.

Non possiamo neanche affermare che ci sia stato un reale dibattito su queste questioni: al primo tentativo di

proposta alternativa ci siamo ritrovati nell’impossibilità di argomentare serenamente le nostre posizioni, le

modalità di confronto interno del Pdac nulla hanno a che fare con il leninismo e il centralismo democratico.

Diverso è il nostro giudizio sulla Lega Internazionale dei Lavoratori, di cui il Pdac è sezione. Riteniamo la pratica

e la politica della Lit molto distanti da quelle della sua sezione italiana, e crediamo che più in generale il

movimento trotskista mondiale sia oggi eccessivamente frammentato. Le divergenze di alcune organizzazioni

(pensiamo al Crqi, alla Lit, alla Ft-CI) potrebbero coesistere all’interno di una unica organizzazione

internazionale regolata secondo il principio del centralismo democratico. Ci auguriamo che all’interno del Pcl e

del Crqi troveremo spazio per proseguire la battaglia per l’unità dei trotskisti conseguenti nel mondo. Siamo

consapevoli che non è un obiettivo semplice, nè di immediata realizzazione, che dipenderà in buona parte dal

corso della lotta di classe a livello mondiale, ma siamo anche convinti che un impegno in questo senso non sia più

rinviabile.

Il giudizio che col tempo abbiamo maturato verso il Pcl ha assunto un ruolo decisivo nella nostra rottura con il

Pdac.

Siamo ormai consapevoli che la scissione del 2006 sia stato un grave errore politico, che ha arrecato un forte

danno al radicamento del marxismo rivoluzionario in Italia, disperdendo anni di duro lavoro proprio alla vigilia

della costruzione del partito indipendente.

All’epoca fummo convinti di quella scelta, che oggi riteniamo sbagliata, e su questo terreno non cerchiamo scuse.

Prendiamo atto che nel corso degli anni la presunta deriva opportunista del Pcl, sempre predetta dal Pdac, non è

mai avvenuta e che anzi il Pcl, lungi dall’essere un partito centrista, è un partito marxista rivoluzionario.

Da diverso tempo osserviamo l’operato del Pcl e abbiamo letto con grande interesse i documenti del secondo

congresso, giungendo alla conclusione di avere una completa identità di vedute su tutte le questioni

fondamentali: condividiamo a pieno i quattro requisiti per l’adesione, il programma e la prassi. Crediamo che

l’approccio del Pcl sia quello corretto, in grado di evitare una chiusura settaria e al tempo stesso di correggere

eventuali errori di linea, che anche i più bravi compagni possono compiere, ma anche di garantire la crescita dei

militanti nel libero confronto, pur mantenendo la massima tensione unitaria nell’azione.

Oggi, che chiediamo di diventare militanti del Partito Comunista dei Lavoratori, siamo lieti di condividere con i

compagni i motivi che ci hanno spinto a cambiare le nostre posizioni e a prendere atto dei nostri errori.

E’ con questo spirito che aderiamo al Partito Comunista dei Lavoratori.

 

F.to

Enrica Franco

Giovanni Lemma

Davide Margiotta

Mila Masini

Eleonora Palma

PC Lavoratori Pesaro

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