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L’ Accumulazione di Capitale.

La cosiddetta crescita in ambito del modo di produzione capitalistico non vuol dire che producendo di più “girano più soldi”, vengono distribuiti più beni e servizi, dunque maggior guadagno per tutti. Questa è una visione volgare e banale dell’economia che gli economisti, hanno diffuso da un ventennio. La crescita, così come intesa dall’imprenditore e dall’economista ubriaco è accumulazione di capitale. Ma l’incremento di accumulazione, cioè degli investimenti di capitale, non si traduce necessariamente in aumento relativo di occupazione. Tutto dipende dal rapporto di valore tra capitale costante (macchinari, materie prime, e materiali ausiliari di produzione) e capitale variabile, cioè salari, quindi dal rapporto c:v definito come composizione organica del capitale. Cioè dipende da come è combinata tecnicamente la massa o il numero dato di lavoratori ad una data massa di macchinari, materie prime e ausiliarie (composizione tecnica). Cioè da come è combinata questa massa oggettuale all’ impiego del lavoro.

Ammettiamo che 1000 operai producano in 10 mesi, con 2 ore 40 minuti di lavoro al giorno, una massa di valore dell’ammontare di € 10.000.000 che si traduce in salario, e in 5 ore 20 minuti al giorno una massa del valore di € 20.000.000 gratuitamente prodotta da essi per il guadagno l’imprenditoriale; dunque avremo come saggio del plusvalore: pv’ = € 20.000.000 / € 10.000.000 = 200%. L’imprenditore per ampliare il suo capitale, deve reinvestire il plusvalore di 20 milioni nel processo di produzione della stessa azienda o dell’azienda di un altro settore. E’ chiaro che una parte di questo guadagno lo destina al consumo di beni di prima necessità, beni di lusso e/o azioni che gli sono stati comprati dal lavoro non pagato degli operai. Detraiamo quindi dal plusvalore di 20 milioni, il 25%. Dunque, 15 milioni sono investiti direttamente in azienda. Ora ammettiamo che di questo valore il 75% venga tradotto in capitale costante (macchinari, materie prime e ausiliarie) mentre il 25% in salari, cioè € 3.750.000. Il lavoro non dell’imprenditore, ma quello degli operai che hanno prodotto la massa di plusvalore di € 15.000.000 impiega 375 nuovi operai. Per il resto, valore € 11.250.000, il lavoro ha regalato capitale all’imprenditore per comprare macchinari, mezzi di lavoro, materie prime. La composizione organica di capitale è c:v = € 11.250.000 : € 3.750.000 = 3:1. Cioè per ogni lavoratore a € 1000 al mese, c’è una massa di materie prime e macchina operatrice equivalenti a € 3000 di costo mensile. Il saggio di profitto (p’) sarà dato dal rapporto tra la massa del nuovo plusvalore prodotto dai 375 operai ( € 3.750.000 x 200% = € 7.500.000) e la somma (c + v) tra capitale costante e capitale variabile, cioè € 11.250.000 + € 3.750.000.

Dunque p’ = € 7.500.000 / € 15.000.000 = 50%.

Man mano che il capitale sviluppa e deve sviluppare a fini concorrenziali la produttività del lavoro, gli investimenti prevedono una quota maggiore per macchine e materie prime e una quota minore in salario per i lavoratori onde accrescere il pluslavoro. Se nell’arco di 8 ore è prodotta, per mezzo di macchinari e più tecnologia, una quantità di pezzi di merce tripla rispetto a quella precedente, la stessa massa di valore prodotta in 8 ore, si distribuisce, cioè “si divide” su una quantità tripla di merce determinando la caduta del prezzo del singolo pezzo, perché in esso è contenuto 1/3 della quantità di lavoro prima necessaria. Quindi la stessa massa di merce contiene 1/3 delle 8 ore di lavoro al giorno prima necessarie a produrla. Dunque il pluslavoro si estenderà per 2/3 delle ore di lavoro, cioè per 5 ore 20 minuti al giorno. Se di € 15.000.000 di pv, tale pluscapitale si ripartisse in 90% capitale costante e 10% in salari, ( c:v = 9:1) verrebbero introdotti nell’azienda non altri 375 operai, bensì 150, cioè -60%. Ora 1 operaio a € 1.000 al mese attiva una massa di mezzi di lavoro, materiali e macchina operatrice pari a € 9.000 mensili. 6 operai su 10 sarebbero superflui. Con

€ 15.000.000 di capitale di cui c = € 13.500.000 e v = € 1.500.000, il saggio di profitto cadrà al 20%, se il saggio di plusvalore rimane del 200%. Cioè pv = € 1,5 milioni x 200% = € 3 milioni.

Saggio di profitto: p’ = pv / c + v = € 3.000.000 / € 15.000.000 = 20%.

Abbiamo un caso di caduta del saggio di profitto scoperta con inesorabile maestria da Karl Marx, che non fu mai contrario all’impiego di macchine e tecnologie di produzione, bensì al loro uso capitalistico.

Francesco Lupinacci

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