Passare il concetto che esista un reato di femminicidio (invece che di omicidio) è un passo per dividerci e avvallare la creazione di leggi di tutela diverse per classe e distinzione sociale
Tralasciando l’aumento delle misure repressive ai no-tav sul decreto sicurezza, su cui si aprirebbe una discussione molto ampia, non voglio parlare della giusta causa o dell’abominio che si cela dietro al “femminicidio”, voglio invece affrontare il discorso su quali siano i risvolti a livello sociale dell’introduzione nel gergo comune di un tale termine.
La nostra costituzione, creata da persone con una cultura e un senso sociale che ad oggi si riscontra solo in pochissimi individui, dice chiaramente che tra la popolazione non ci devono essere distinzioni di sesso razza religione orientamento sessuale ecc. insomma è scritto in ogni aula di tribunale: la legge è uguale per tutti.
Cosa c’entra questo con il femminicidio e con la società?
C’entra ed è una bomba ad orologeria.
Ciò che mi turba non è tanto il concetto sbagliato o meno su come agire di fronte a crimini di tale genere e quindi le pene che sono state decise, ma è il messaggio che porta con se:
la società interpreta il messaggio che un omicidio verso una donna è e sarà gestito in maniera differente da un omicidio verso un uomo, e se il cittadino avvalla una tale idea allora in futuro potranno essere avvallate idee come leggi diverse se si è gay, neri o ancora peggio ricchi borghesi, comandanti militari, governatori e ministri…
Accettare il concetto che un femminicidio è qualcosa di a sé stante dall’omicidio significa accettare una diversità tra la massa, significa accettare che la legge NON è uguale per tutti.
Quando ho sentito la parola femminicidio ho avuto un leggero sgomento perché tutto questo l’ho già visto sul mio posto di lavoro, era uno degli ultimi bastioni di unione tra lavoratori, eppure ci hanno divisi hanno iniziato a trattarci diversamente, hanno appaltato, dato in gestione a terzi e diviso il personale in modo che ognuno pensasse alla propria mansione e ai problemi intrinseci che essa aveva; ad oggi ogni decisione presa dalla dirigenza è legge, i sindacati avvallano tutto e non è possibile fare blocco perché siamo rimasti assurdamente soli. Tutto questo è nato dall’iniziale divisione della grande massa di lavoratori.
Ora vogliono dividerci anche come individui in base al sesso…
Temo che se la società aggrada e sia felice di accettare un concetto come il reato di “femminicidio” (per quanto sia deplorevole) invece di identificarlo per quello che è, cioè omicidio, allora il processo verso la smantellazione di ogni diritto d’uguaglianza verso la legge sia minato dalle fondamenta.
“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”
Un compagno
Fabio T.
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