
E’ un accordo che mantiene aperta in realtà la prospettiva della privatizzazione, mentre avvia il subappalto di linee collinari di trasporto con un colpo annunciato agli organici e al servizio.
Soprattutto è un accordo che non risponde alla forza eccezionale di cinque giorni di sciopero, spezza la dinamica della lotta, divide drammaticamente i lavoratori che proprio la lotta radicale aveva unito, indebolisce il richiamo esemplare della loro mobilitazione presso altre aziende e categorie, sul piano locale e nazionale.
E’ quanto volevano gli avversari dei lavoratori e della loro lotta.
Anche per questo- nonostante l’assenza (determinante) di una alternativa di direzione della lotta, in termini sia di proposta che di polo di riferimento- un settore molto consistente dell’assemblea dei lavoratori, in particolare i più giovani, si è opposto all’accordo. Su cui peraltro è mancata una seria verifica democratica, per volontà degli apparati burocratici.
Di certo l’accordo non cancella il valore della straordinaria lotta dei tramvieri genovesi, di cui faremo a breve un bilancio approfondito. Ripropone al contrario la drammatica necessità di un’altra direzione del movimento operaio e sindacale : senza la quale la lotta più grande e più generosa è destinata a disperdere le proprie potenzialità o ad essere tradita.
Questa, e non altra, è la vera lezione dei fatti di Genova.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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