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Il PCL sostiene lo sciopero del 18 marzo

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I sindacati CUB, SI Cobas, USI-AIT e SGB hanno indetto per venerdì 18 marzo uno sciopero generale esteso a tutte le categorie pubbliche e private. Una mobilitazione contro la guerra e gli interventi militari all’estero e contro la politica economica e sociale del governo Renzi, contro l’accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio e contro il blocco dei contratti, per il diritto universale e pubblico alla salute e per la riduzione dell’età pensionabile imposto dalla famigerata riforma Fornero, per l’uguaglianza dei migranti e contro il razzismo. Si tratta di una mobilitazione importante, che si inserisce in un quadro di stagnazione delle lotte e delle mobilitazioni generali che perdura dall’autunno scorso per responsabilità soprattutto, in quanto organizzazione maggioritaria nella classe lavoratrice, della burocrazia dirigente della CGIL.

La responsabilità della burocrazia sindacale della CGIL è accresciuta sia per la grave riduzione della democrazia sindacale interna all’organizzazione, contro i delegati della FCA aderenti all’opposizione interna, sia per la mancata messa in campo di vaste mobilitazioni di difesa dei diritti, delle tutele e del salario dei lavoratori e delle lavoratrici nel contesto sociale e politico generale determinato dalla crisi capitalista e dalla politica del governo.

Il governo Renzi si dimostra il più determinato nel perseguire una politica reazionaria a difesa dei profitti e della rendita: gli interventi militari all’estero (Afghanistan e Siria) e i preparativi di aggressione imperialista in Libia per la spartizione dei mercati e delle risorse energetiche del paese nordafricano; la guerra sociale interna contro i lavoratori, nativi e migranti, e i pensionati (blocco dei contratti nel pubblico impiego, minaccia alle pensioni di reversibilità, politiche fiscali di favore alla rendita e al padronato, continui tagli dei fondi ai servizi sociali e sanitari, la riforma della scuola, l’applicazione del Jobs act sui licenziamenti, i demansionamenti e il controllo del lavoro, la precarizzazione spinta, come evidenzia l’uso esponenziale dei voucher); l’attacco del governo alle libertà democratiche attraverso una riforma costituzionale ed elettorale che mira ad una torsione autoritaria e bonapartista delle istituzioni borghesi; infine, ma non per importanza, l’attacco all’ambiente attraverso il decreto Sbocca Italia in tema di opere edilizie e le trivellazioni estrattive nelle vicinanze delle coste.

Lo sciopero del 18 marzo contro il governo e il padronato è pertanto appoggiato e sostenuto dal PCL in quanto momento importante di una mobilitazione necessaria ed urgente, che per essere vincente deve essere di massa, concentrata e prolungata. Una mobilitazione in grado di unire la classe lavoratrice e fermare il paese.

Nella consapevolezza che solo un governo dei lavoratori, basato sull’autorganizzazione e sulla forza della classe lavoratrice, può fermare la barbarie capitalista e aprire una nuova prospettiva dalla parte dei lavoratori e delle masse popolari.

Partito Comunista dei Lavoratori

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