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La finanziaria, il movimento operaio e la sinistra

La legislatura si avvicina al suo termine, non solo a livello temporale, ma anche dal punto di vista politico. Il compito ultimo del governo è quello di garantire la stabilità politico economica della borghesia; per questo si avvia verso la riforma della legge elettorale (di cui abbiamo parlato nel seguente articolo http:/…….) e l’ approvazione della finanziaria.

Ovviamente quest’ ultima potrà essere giudicata nello specifico solo una volta approvata – essendo che sempre viene modificata parzialmente con emendamenti di ogni sorta. Detto questo, possiamo già dare un giudizio dell’ impianto generale.

Aldilà della propaganda borghese che la presenta come una “manovrina”, nei fatti è una manovra da circa 20 miliardi: di cui la metà (10,7 mld) è coperta da nuovo deficit fiscale, ossia nuovo debito pubblico che verrà pagato dalle tasche di milioni di lavoratori (circa l’80% delle entrate fiscali dello stato provengono dal mondo del lavoro dipendente) e l’altra metà (9,5 mld) dalla riduzione della spesa pubblica, cioè da politiche di austerità verso la sanità, scuola, servizi e pensioni, e dalla “lotta alla evasione fiscale”, foglia di fico, che rimane lettera morta senza la nazionalizzazione delle banche che sono il principale strumento degli evasori fiscali per la fuga di capitali.

Questi 20 miliardi che vengono presi dalle tasche dei lavoratori verranno utilizzati a vantaggio degli industriali e banchieri italiani. Solo così si può riassumere una manovra che posticipa l’ aumento dell’ IVA (15,7 mld) – che viene posticipato per evitare una caduta dei consumi che potrebbe mettere a rischio i profitti delle imprese e la flebile e circostanziale ripresa economica – che riduce le tasse alle imprese attraverso la detassazione delle assunzioni dei giovani (2,5 mld in 3 anni) e la conferma della riduzione dell’ IRES (imposta sul reddito delle società) al 24% (4 mld ogni anno); e che infine conferma l’ aumento dell’ età pensionabile all’ aumentare della prospettiva di vita.

UNA LEGGE FINANZIARIA LIBERISTA?

Di fronte a questa legge finanziaria si sono levate le critiche di tutte le forze della sinistra – da MDP a Sinistra Anticapitalista – però tutte queste forze, seppur con sfumature diverse, la considerano una manovra “liberista”.

Come si può giudicare un’ affermazione del genere? Solo che è una menzogna opportunista!

Una menzogna perché non tiene conto della realtà; giudicare le politiche del governo Gentiloni, e dei precedenti governi a guida PD (Monti, Letta e Renzi), come politiche “liberiste” è un enorme errore perché sono stati i governi che maggiormente hanno sostenuto il capitale privato con le risorse statali: decreto salva banche (banche venete e MPS), incentivi pubblici alle imprese, appalti pubblici (grandi opere, TAV etc…). Tutta una serie di politiche stataliste a favore dei capitali privati.

Opportunista perché, in maniera più o meno aperta, dichiara che la crisi è la conseguenza del fallimento del “liberismo” e quindi si devono attuare altre politiche di sostegno pubblico all’ economia privata (Keynes) e di riforma del capitale.

La verità è che questa manovra finanziaria fa parte di una politica di enorme sostegno statale “keynesiano” al capitalismo in crisi, che tuttavia non ha risolto nessun problema (il mercato dei derivati, i debiti privati e la disoccupazione rimangono abnormi), con l’ aggravante di aver aggiunto il problema, rispetto la crisi del 2007/08, di un enorme debito pubblico degli Stati (l’Italia è al 132% del debito pubblico sul PIL).

PER UNA PIATTAFORMA ALTERNATIVA DEL MOVIMENTO OPERAIO

L’ altro aspetto fondamentale è quello della azione, perché la CGIL, la principale organizzazione operaia italiana con 2 milioni di lavoratori attivi iscritti, invece di mobilitare la propria base ipotizza un eventuale sciopero se il governo non interviene sulle pensioni limitando gli effetti della riforma Fornero (non sia mai che si facciano rivendicazioni estremistiche come il ritiro completo della riforma).

L’ esatto opposto di quello che necessita il movimento operaio: assemblee in ogni posti di lavoro che spieghino la finanziaria, una assemblea nazionale di delegati eletti che decidano un piano di lotta con una serie progressiva di scioperi, manifestazioni e picchetti (24 ore di sciopero, poi 48, 72 etc…) fino a che il governo non accetti la piattaforma del movimento operaio.

Una piattaforma alternativa che rivendichi: la ripartizione dell’ orario di lavoro a parità di paga e la pensione a 60 anni, con 40 di contributi (e con un sistema retribuitivo), le uniche due misure che possano garantire il diritto al lavoro, in particolare quello giovanile (essendo che nonostante la detassazione delle assunzioni, la disoccupazione è al 11% e quella giovanile al 40%); una tassazione fortemente progressiva (80/90% sui redditi e patrimoni alti) per ridurre l’ IVA e tutte le imposte che gravano sulla popolazione povera (fasce basse IRPEF, imposte sulla prima casa).

IL RUOLO DEL PARTITO

In questo quadro generale, il partito, nel suo piccolo, deve fare una gran campagna di propaganda che spieghi sistematicamente la natura di questa finanziaria, con volantinaggi, articoli di giornali e dibattiti pubblici; ma non ci si può limitare alla propaganda, bisogna fare una gran campagna che agiti la necessità dello sciopero generale, chiamando tutta la sinistra antiburocratica e classista all’ organizzazione di una manifestazione che rivendichi lo sciopero generale e chiami alle sue responsabilità la CGIL.

Michele Amura

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