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Giorgio Almirante a cinque stelle

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Il gruppo consiliare del M5S a Roma ha votato compatto per la titolazione di una via dell’Urbe a Giorgio Almirante, sostenitore delle leggi razziali, “ministro della Repubblica di Salò”, fucilatore di partigiani. Con ciò ha consentito a Fratelli d’Italia, e a tutta la feccia fascista, di rivendicare un successo storico. Ciò che sarebbe stato impensabile nella Prima Repubblica, e che restava improponibile persino nella Seconda, viene oggi celebrato nella Terza, quella di M5S e Lega, e del loro “governo del cambiamento”.

Grottesca la dinamica successiva al voto. Virginia Raggi, sindaca di Roma, ha prima dichiarato di non essere a conoscenza della votazione, poi ha affermato ridendo che «se il Consiglio comunale di Roma ha votato così, vuol dire che va bene, è la democrazia», infine (sondaggi alla mano) ha annunciato una qualche (improbabile) soluzione riparatrice. Che dire? Un movimento che è culturalmente nulla può essere politicamente tutto. Ma anche il suo opposto. È la cifra profonda di una destra formato digitale, costruita unicamente in funzione del consenso come leva di potere. Il matrimonio di governo con Salvini e la sua campagna xenofoba è solo il portato di questa realtà. Giorgio Almirante completa degnamente l’affresco.

Chi ci ha spiegato per anni a sinistra che il M5S ha una natura democratica o che addirittura è un nuovo riferimento per i lavoratori, ha preso l’ennesimo schiaffo per mano dei fatti. I tanti lavoratori che provenendo dalla sinistra hanno votato M5S hanno una nuova occasione di riflessione. Che certamente non sarà l’ultima.

Partito Comunista dei Lavoratori

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