Conosciamo l’alta capacità del capitalismo ad adattarsi ai nuovi contesti specialmente nel mondo produttivo.
Non stupisce allora, in questi giorni, che il capitalismo riesca a riorganizzare se stesso per farsi in qualche modo “aderente” alla realtà emergenziale dettata dal coronavirus.
Infatti, per evitare il diffondersi ulteriore del virus le aziende possono impiegare la formula dello Home Working ossia il lavoro svolto da casa per alcune professionalità senza che questi debbano recarsi sul posto di lavoro a svolgere le quotidiane mansioni secondo la norma.
Si dice che questo criterio permetterebbe le aziende di continuare nel loro lavoro mettendo al riparo i lavoratori dalla possibile epidemia.
Tutto sembra, dunque, volto a tutelare il bene condiviso.
Occorre, però, far valere il dubbio e provare a mostrare come in questa riorganizzazione dei processi vi sia ancora una volta il trionfo della ragione capitalistica che così facendo ottiene un obiettivo che già da qualche tempo aveva nell’aria, quello dell’imposizione del lavoro da casa.
il capitale riesce, così, a superare ogni barriera divisoria netta tra il tempo nella azienda e il tempo della propria vita che tende a essere invaso e colonizzato dal tempo del lavoro.
Un’aggressione frontale a quel fortilizio resistenziale che è la vita familiare”.
Accanto alla neutralizzazione del tempo di vita della sfera familiare c’è una aggressione diretta, subdola, al possibile sviluppo della coscienza di classe condivisa nello stare nello stesso tempo, nello stesso luogo con altri lavoratori e lavoratrici.
Vincenzo Sardiello
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