Sabato 19 dicembre dalle ore 15 alle ore 18 in piazza Libertà a Bassano dl Grappa
Più di quattro anni fa, presso la SMEV di Bassano del Grappa, Mariano Bianchin, 50 anni, lavoratore interinale da poco assunto dopo aver perso il lavoro presso un’altra grossa ditta della zona, moriva schiacciato sotto una pressa.
“Fatalità”, si disse.
Era una fatalità il fatto che le fotocellule di sicurezza, che avrebbero dovuto bloccare la pressa mentre Mariano posizionava il pezzo, fossero state disattivate pochi giorni prima su ordine della direzione, per accelerare la produzione?
Era una fatalità il fatto che a manovrare uno strumento potenzialmente letale fosse stato messo un altro operaio interinale, assunto due settimane prima, che in quel breve periodo non poteva che conoscere poco e male il macchinario?
Il processo che si sta celebrando in Tribunale a Vicenza ha finora disposto la condanna di 3 dei 6 dirigenti imputati (pena di 20 mesi sospesa), mentre per gli altri 3 è attesa la sentenza non prima di 2-3 anni (e siamo solo al primo grado!). Non solo, suscita perplessità ed indignazione il fatto che l’intenzionale disattivazione di uno specifico dispositivo di protezione e sicurezza non sia stato considerato come un vero reato doloso (dolo eventuale): in poche parole, disattivare delle fotocellule di sicurezza, come tagliare i freni di un’auto, non è considerato un tentato omicidio, ma “un incidente”.
E’ così che si minimizza una vera e propria volontà omicida, inducendo nell’opinione pubblica l’idea che queste tragedie siano delle imprevedibili casualità da mettere in conto all’interno del mondo del lavoro.
Uno schema che è ormai consolidato, perché proprio in nome del profitto tutto è concesso: si taglia sugli stipendi (tra i più bassi dell’Europa occidentale, nonostante il Veneto sia tra i principali poli produttivi del continente), si taglia sui contratti (sempre più a tempo determinato) o peggio si licenzia, e si taglia pure sulla sicurezza, fino ad arrivare ai tragici epiloghi che la storia di Mariano rappresenta.
Un caso isolato, si dirà: assolutamente no!
Da inizio anno, sono morte in Veneto 39 persone sul lavoro, di cui 8 in provincia di Vicenza, numeri che escludono tutti i morti per Covid ivi contratto.
Vite spremute fino all’ultimo, vite che per padroni e ceto politico dirigente valgono al massimo qualche trafiletto di giornale: ecco a cosa sono ridotte le nostre esistenze di lavoratori. Per quanto ancora lasceremo che questa situazione peggiori? Per quanto ancora faremo finta di nulla quando un nostro collega muore al nostro fianco? Smettiamola di voltare la faccia davanti a questi fatti, buttando nel primo cestino questo volantino e autoconvincendoci di non averlo mai letto: dobbiamo prendere posizione ed agire, perché nessuno lo farà al posto nostro!
Noi crediamo che queste situazioni non debbano più ripetersi, e che ci si debba attivare in prima persona perché ciò accada.
Troviamoci in Piazza Libertà Sabato 19 Dicembre, dalle 15 alle 18:
– Per la costituzione di un comitato per la salute e la dignità nel lavoro, che si impegni attivamente sul territorio nell’inchiesta, nella denuncia e nella lotta
– Perchè venga fatta giustizia sulla morte di Mariano.
Per raccolta firme a sottoscrizione di questo documento: 377 1508711 – csd.bassano@virgilio.it
Voci Operaie, csd.bassano
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