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Cassa integrazione per il caldo? No grazie!

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Cassa integrazione per evitare il caldo. È questa la nuova trovata delle burocrazie sindacali, Cgil in testa, in vista del confronto con la Ministra dello sfruttamento Marina Elvira Calderone.

Prima che i lavoratori prendano fuoco sul posto di lavoro, bruciamogli mezzo stipendio! È questo il vero senso della proposta di Re David e Landini («se vai oltre tot gradi, i lavoratori si devono poter fermare con a disposizione una cassa che possa essere usata ovunque», dice la prima; bisogna stabilire i gradi oltre i quali non si può lavorare, dice il secondo, «in modo che non sia un arbitrio»).

Nonostante una proposta tanto innocua e arrendevole, tutta sulle spalle dei lavoratori, senza un obolo richiesto alla controparte, la ministra ha preferito temporeggiare e rimandare fino a martedì 25 l’incontro con le parti sociali. È così che di rimbalzo, Bombardieri della UIL, ha potuto irrobustire il servilismo più totale a sua maestà il Capitale, chiedendo la cassa integrazione automatica. Già, perché se i lavoratori falcidiati dall’inflazione galoppante, strappassero la cassa integrazione per caldo alla Ministra, resterebbe ancora il problema che non sono loro a poterla chiedere, ma le aziende. E senza l’automatismo, non potrebbero comunque obbligarle. Di qui il “pensiero stupendo” del luminare sindacale della UIL.

Richieste tanto penose e patetiche, non potevano non scaldare il cuore alla “sinistra” parlamentare più ipocrita e smidollata. Maria Cecilia Guerra, Responsabile Lavoro del PD, appena intuita la gratuità per la controparte, non si è lasciata sfuggire l’occasione di far sua la proposta sindacale; Franco Mari (Alleanza Verdi Sinistra), primo firmatario di un’interrogazione parlamentare per domande retoriche, ha chiesto al Governo se insomma non senta il dovere di fare qualcosa; infine la senatrice “pentastellata” Elisa Pirro, ha pugnato da forte addirittura per il “divieto” al lavoro. Il tutto sempre sul conto dei lavoratori, mai su quello dei padroni.

Cominciamo col dire che sui luoghi di lavoro, non c’è un’emergenza caldo, ma come in tutto il pianeta, un’emergenza chiamata capitalismo. Ed è un’emergenza di classe, non di temperatura. Se fosse semplicemente il caldo il problema, sarebbe uguale per tutti. Ma siccome padroni, capi, capetti e impiegati (se non tutti, questi ultimi, la stragrande maggioranza) stanno in ufficio o a casa in telelavoro con l’aria condizionata, il problema del caldo è il solito problema della divisione in classe della società: a borghesi e loro servi, fresco e refrigerio, agli schiavi salariati calore e afa e, al massimo… cassa integrazione!

Solo degli sconfitti in partenza, però, chiedono come rimedio, la cassa integrazione. Chi chiede la cassa integrazione si merita il caldo. All’uopo, sarebbe più che giusto che Landini e Re David, visto che sono promotori di tanta miserabile nefandezza, ottenessero come contrappasso di andare a lavorare sulle autostrade a mezzogiorno, a meno di 10 euro l’ora come da contratti da loro firmati. Poi vediamo se, con stipendi da fame che non arrivano al 15 del mese, chiedono la cassa integrazione. Perché è troppo comodo chiederla per gli altri, rimanendo però a stipendio pieno, cioè più o meno raddoppiato come è quello di ogni burocrate da segreteria sindacale.

Gli operai vivi, vegeti, non burocratizzati e combattivi, non chiedono mai e poi mai di accorciarsi lo stipendio, tanto meno per il caldo, pretendono che si accorcino i profitti, riducendo l’orario a parità di salario (6 ore al giorno per 5 giorni, o 4 giorni per 32 ore settimanali); aumentando le ferie con calendari sincronizzati con quelli della scuola (luglio e agosto chiusi); infine chiedendo la climatizzazione dei reparti, perché dove ci sono i soldi per climatizzare gli uffici della borghesia, ci sono anche e soprattutto per l’aria condizionata degli unici che lavorano e producono ricchezza.

È per questo che si deve lottare, perché un operaio come si deve, un operaio rivoluzionario, non può accettare di pagare sempre lui, in un modo o nell’altro, per il problema del caldo creato in fabbrica, come nel mondo, dal padrone borghese e dal suo sistema di merda. E se l’unica soluzione che i burocrati sanno offrire, è la cassa integrazione a sue spese, preferisce di gran lunga lavorare. Morirà di caldo, ma non importa perché avrà salva la sua dignità di proletario. Ed è questa l’unica cosa che conta davvero.

Va da sé che solo lottando per richieste reali, richieste sul conto dei padroni, possiamo ottenere qualcosa; facendo le richieste della serva, otterremo al massimo il rinnovo dei climatizzatori per i borghesi che li hanno già. E sempre a nostre spese. Landini e Re David hanno già pronto il volantino per l’ennesimo trionfo sindacale…

Lorenzo Mortara

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