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Il significato della Seconda Guerra del Libano

Che cosa è a rischio: i regimi terroristi di sionismo ed imperialismo

Perfino alcuni analisti borghesi sono sconcertati da ciò che essi chiamano la “risposta sproporzionata” di Israele, con il pieno appoggio dell’imperialismo americano, all’uccisione ed al rapimento di alcuni soldati. Ciononostante, c’è una logica chiara nella follia sanguinaria sionista. Israele, con una popolazione colonialista ebrea di poco più di 5 milioni di persone, affronta 300 milioni di arabi e molte centinaia di milioni di musulmani nell’area (ad esempio l’Iran). Il regime segregazionista sionista può quindi sopravvivere solo imponendo quello che è, nel pieno significato del termine, un regime di terrore alle popolazioni del Medio Oriente. Questo è il motivo per cui le operazioni di guerriglia, di per sé insignificanti di Hamas e degli Hezbollah alle frontiere meridionali e settentrionali di Israele hanno un’enorme significato politico, perché minacciano di incrinare il mito di dell’invincibilità dell’IDF (Israel Defense Forces: l’esercito Israeliano, n.d.t.), ovvero il principale baluardo (ad esclusione dell’intervento militare diretto) dell’imperialismo in questa regione. Di qui la ferocia della reazione israeliana all’azione di solidarietà con il popolo palestinese da parte degli Hezbollah, dispiegatasi sullo sfondo di un’orgia assassina sionista consumatasi nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, che ha fatto oltre 100 morti palestinesi e prosegue con costante intensità, mentre le prime pagine dei giornali sono occupate dagli eventi nel nord.

Le possibili conseguenze vanno assai oltre la prospettiva di un potenziale smantellamento del regime segregazionista sionista in Palestina e la caduta dei regimi arabi filoamericani del Medio Oriente. L’oppressione delle popolazioni del Terzo Mondo, pari al 90% dell’umanità, da parte di un pugno di stati imperialisti è resa possibile solo a causa delle loro divisioni e del deterrente militare. In altre parole, il predominio dell’imperialismo, prima di tutto naturalmente di quello degli Stati Uniti, è in ultima istanza basato sull’imposizione di un regime di terrore sulle masse semicoloniali dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina. Se si assume una più ampia prospettiva storica quindi, ciò che è a rischio è la sopravvivenza dell’attuale sistema di sfruttamento, del capitalismo mondiale. Questo è il motivo per cui il G8 si è affrettato in difesa di Israele, e gli Stati Uniti si sono spinti oltre le dichiarazioni di solidarietà per accelerare la consegna ad Israele di bombe teleguidate di precisione. Questa è anche la ragione per cui Israele, con il pieno appoggio statunitense, ha rifiutato diverse offerte di cessate il fuoco dal Libano e dall’Iran. Il sionismo e l’imperialismo volevano la guerra, e la stanno ora combattendo furiosamente.

I piano del Sionismo e dell’Imperialismo

Ancora una volta, nel 1982, Israele aveva invaso il Libano, in un’operazione pianificata e condotta in perfetto accordo con gli Stati Uniti. Lo scopo dell’operazione era di raggiungere Beirut, eliminare i guerriglieri Palestinesi che operavano nel paese, e mettere al potere una dittattura di comodo. La prima guerra del Libano del 1975-1990 fece 120.000 morti e 300.000 feriti su una popolazione di 3 milioni, e preparò il terreno per l’ascesa di una forza confessionale, Hezbollah, fino a divenire la principale forza antisionista ed antiperialista nella regione.

Anche in questo caso, lo scopo del sionismo e dell’imperialimo era insediare un regime fantoccio in Libano. Il nome in codice di questa operazione era “implementazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU 1559”, che impone il disarmo degli Hezbollah e lo spiegamento dell’esercito libanese attraverso il Libano meridionale. Le basi per questa nuova aggressione sono state poste da Rafiq al-Hariri nel 2004, quando egli collaborò con Stati Uniti e Francia per far passare questa risoluzione al Consiglio di Sicurezza. Il piano aveva il pieno supporto di Israele e dei regimi arabi compiacenti nei confronti degli Stati Uniti: Kuwait, Arabia Saudita, Giordania ed Egitto.

Ma chi potrà garantire che gli Hezbollah siano disarmati e resi inermi? Certamente non l’insignificante esercito libanese, che non provò nemmeno a difendere il paese dagli attacchi di Israele, e nei cui ranghi si trovano molti Sciiti, che costituiscono la base sociale degli Hezbollah. Israele ha ripetutamente ribadito la propria opposizione al dispiegamento anche di una forza “internazionale” (ovvero imperialista) nel Libano, ed ha dichiarato di essere contraria alla presenza di truppe nel sud del paese fatta eccezione per l’esercito libanese. In altre parole: Israele spingeva per un accordo che insediasse un regime fantoccio sotto il diretto controllo sionista e statunitense, temendo che perfino una forza internazionale avrebbe reso più difficoltoso per l’IDF di tenere sotto lo scacco del terrore la popolazione civile e di realizzare i piani sionisti per il Libano.

Il fallimento del “modello Jugoslavo”

All’inizio della seconda guerra del Libano, gli analisti militari israeliani la prospettavano come “una seconda guerra del Kosovo”, ovvero una guerra che sarebbe stata vinta rapidamente grazie al massiccio bombardamento da parte delle sole forze aeree. Senza addentrarsi nel giudizio di perversione morale di coloro che prendono a modello la guerra nucleare a bassa intensità condotta dalla NATO contro la Jugoslavia, con tutto il suo bagaglio di vittime dell’uranio impoverito, è evidente che questo precedente “di successo” non si applica nel caso di questa guerra. Dopo aver ucciso oltre 300 civili, distruggendo completamente le infrastrutture economiche libanesi e trasformando mezzo milione di persone in rifugiati (la pulizia etnica ha colpito il 20% della popolazione libanese, ed ora Israele ha distribuito volantini che invitano la popolazione del sud a lasciare i propri villaggi, il che – nel caso di un esodo in massa – aumenterebbe questo numero di almeno altre 100.000 unità), il sionismo non ha raggiunto alcun risultato pratico: la capacità di combattimento degli Hezbollah rimane intatta ed essi sono perfino in grado di lanciare attacchi di missili coordinati contro tutte le città del nord di Israele, che comprendono un totale di un milione di abitanti. Le attività economiche nel nord sono completamente paralizzate ed il 25% della popolazione si è già spostato verso le città del sud, creando un problema potenzialmente rilevante di presenza di rifugiati all’interno di Israele stesso.

Il fallimento della originaria strategia sionista ha portato il governo di Israele a richiamare migliaia di riservisti dell’esercito e a tentare un’invasione su grande scala del paese per via di terra. Le conseguenze di questa mossa sono chiare: il generale Udi Adam ha dichiarato testualmente che Israele dovrebbe “smettere di contare i morti”, aggiungendo per di più che “anche i civili saranno uccisi”. Ma nonostante tutte le dichiarazioni altisonanti, le perdite eccezionalmente elevate riportate negli scontri di terra con gli Hezbollah (in un rapporto quasi uno a uno, mentre nei territori ci sono di solito decine di combattenti palestinesi uccisi per ogni soldato israeliano) è un motivo di seria preoccupazione per i comandanti dell’esercitio israeliano e per il governo, che non possono essere affatto certi che il popolo israeliano sia disposto a sostenere a lungo un tale spargimento di sangue. Per rifarci a quanto abbiamo già detto nella precedente dichiarazione del CRCI: “Ciò di cui i sionisti non hanno tenuto conto, abituati come sono ad uccidere combattenti Palestinesi praticamente inermi, è che questa volta si sono trovati di fronte un’organizzazione che è stata armata dall’Iran nel corso degli ultimi dieci anni, e che quindi è in grado di rispondere agli attacchi di Israele, per quanto sproporzionate siano le rispettive forze militari.”

Libano: un Vietnam sionista

Le tre reti televisive israeliane rappresentano in questo momento un concorde stumento di propaganda a favore dell’esercito; tuttavia anche in questo letamaio si possono cogliere delle informazioni interessanti. Ad esempio, il generale che si è vantato che Israele ha riportato il Libano indietro di cinquant’anni, ricorda molto l’ufficiale dell’aeronautica statunitense Curtis LeMay, che durante la guerra del Vietnam dichiarò: “Li bombarderemo fino a farli tornare all’età della pietra. E lo faremo con le forze aeree o navali, non con quelle di terra.” (General Curtis E. LeMay, Mission with LeMay: My Story, Garden City, N.Y., Doubleday, 1965, p. 565.)

Nello stesso filone, i corrispondenti militari israeliani riportano che l’esercito si trova ad affrontare una dura resistenza che si nasconde in bunker e grotte “come gli americani in Vietnam.” Di nuovo, essi non vedono in quest’analogia nessun problema morale, visto che nulla di ciò che è imperialista è loro estraneo. Ricordiamoci che una cifra tra i due e i tre milioni di vietnamiti ed una tra 56.000 e 60.000 americani morirono in Vietnam negli anni tra il 1963 ed il 1975 (altri 500.000 vietnamiti e 75.000 francesi erano stati uccisi tra il 1945 ed il 1954) e che il peso delle bombe sganciate dagli Stati Uniti sul Vietnam del Nord fu superiore a quello di tutte le bombe sganciate durante la seconda guerra mondiale.

Ma forse il personaggio più grottesco è stato quell’analista militare che ha spiegato perché i combattimenti siano stati così duri: “Non dobbiamo dimenticare che ci troviamo di fronte un’organizzazione terrorista con un bilancio annuale di 100 milioni di dollari” – piuttosto imbarazzante dato che Israele percepisce 30 volte tale cifra ogni anno dagli Stati Uniti, senza contare l’enorme spesa militare israeliana, stimata dalla CIA nel 2005 intorno ai 9,45 miliardi di dollari.

In sintesi, alcune migliaia di guerriglieri ben determinati, con una modesta spesa militare e forniture altrettanto modeste da paesi del Terzo Mondo (Iran, e forse la Siria) stanno battendo un mostruoso apparato militare che è stato edificato dall’imperialismo nel corso di vari decenni. È di nuovo il Vietnam – una terribile sofferenza per il popolo libanese ed anche, in misura molto minore, per i civili israeliani, ma una buona notizia per tutti i combattenti antimperialisti del mondo.

Gruppo dei Militanti per la Rifondazione della IV Internazionale in Palestina/Israele

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