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una storia che non si ripeta

la gente ci riconoscerà dalle proposte poltica interna…

Sono un miltante del ’68 a Milano e del ’77 a Roma. Non posso che mettermi dal punto di vista di chi, come me, pur lavorando non riesce ad arricchirsi. E’ ovvio quindi che debba condividere la scelta di chi non può stare con nè con la guerra nè con finanziarie antipopolari. Ma devo chiedervi: al di là della critica, quale programma comunista, cosa si propone per il lavoro, le case popolari, i giovani? Si parla troppo di politica estera e quel poco che leggo sulla politica interna (Bersani) si concretizza in proposte assurde. Andate a chiedere ai tassisti se diventerebbero mai dipendenti di un qualche ente comunale! Io ho chiesto a Roma cosa ne pensano. Mi hanno detto che esiste già una cooperativa che fa le navette dove si lavora (‘un culo così…’ è stata l’espressione) per 700 € al mese. Quelli sono padroncini che vogliono i molti maledetti e subito. Come mai ci perdiamo dietro a questi autonomi a caccia di entrate non controllabili? La cosa è davvero molto delicata. Credo che il bandolo della matassa non sia ribattere a scelte liberiste ovvie per DS e prodiani. Il problema è affrontare i grandi temi del lavoro ( industria, campagne, servizi) con una maggiore attenzione allo sviluppo territoriale dell’impresa (piccola e media) in forme cooperative e consorziate, sui temi dell’energia, del turismo, della produzione agricola di qualità, dell’informatizzazione di massa, ecc. Sulla strada di una innovazione tecnologica controllabile dal basso, territorialmente. In questo senso si potrebbe seguire i distretti, e promuovere il dibattito sull’economia territoriale non assecondando le scelte del governo centrale… Chiedo insomma maggiore concretezza, più adesione alla realtà che ci circonda e che ogni giorno ci tallona.

Fulvio D.

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