Nel secolo XX vi è stata una straordinaria evoluzione della scienza : nascita della meccanica quantistica, teoria della relatività, scoperta della struttura del Dna, dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat e così via. Questi grandi risultati, che hanno rivoluzionato la visione del mondo e aperto la strada a ricerche che potrebbero dare in futuro risposte razionali a domande che da secoli tormentano l’umanità, non sono oggi uno stimolo sufficiente a finanziare la ricerca scientifica in Italia. Le risorse per la ricerca scientifica nel nostro Paese sono la prima voce di bilancio a cui si pensa quando è il momento di effettuare tagli. Si incoraggiano allora i finanziatori privati a fornire supporto alla ricerca scientifica, costringendo così gli scienziati ricercatori ad eseguire compiti pilotati da coloro che hanno investito su di essi, con l’ obbligo di dover riuscire a produrre a tutti i costi; ma tra i finanziatori privati è diffusa la devastante logica del profitto massimo e immediato, pertanto ciò che i ricercatori devono ideare a tutti i costi è un prodotto che generi profitto; quindi l’ attività dello scienziato si riduce all’ ideazione e alla realizzazione di prodotti da brevettare, si riduce ad esercizio tecnico che non aggiunge nulla di nuovo alla scienza ma anzi ne applica teorie preesistenti e senza le quali non sarebbe possibile alcuna realizzazione. Dunque questa logica arresta la scienza, ne impedisce il progresso e tutto il bene che da esso può derivare. Infatti solo la ricerca scientifica svincolata dall’ossessione delle applicazioni concrete immediate, solo la ricerca scientifica generata puramente dalla curiosità dello scienziato che riflette razionalmente su ogni questione, anche – anzi soprattutto – sulle questioni più astratte e generali che si presentano alla sua attenzione, solo questa ricerca scientifica permette il progresso della scienza che può poi, a sua volta, realmente dar luogo a fondamentali applicazioni concrete. Applicazioni che devono sempre permettere il miglioramento della vita di tutti e non devono mai servire all’ arricchimento di pochi individui. I risultati delle scoperte scientifiche devono permettere il progresso della società.
Nel III millennio la tecnologia ha assunto un ruolo fondamentale nei grandi Paesi industrializzati; ma essa non sarebbe potuta nascere e oggi non potrebbe più evolvere senza la ricerca scientifica la cui sopravvivenza è in pericolo. La responsabilità della salvezza della ricerca scientifica non può essere affidata a finanziatori privati perchè essi, sottoposti alla logica del mercato, non hanno le capacità di assolvere tale compito. Bisogna allora che nei momenti in cui si decidono dei tagli, le risorse per la ricerca scientifica diventino l’ ultima voce di bilancio a cui si pensa. Solo così la capacità di astrazione e di concentrazione, il ragionamento logico, l’ abitudine all’ analisi critica degli avvenimenti apparterranno ancora alla popolazione del nostro Paese; solo così non avremo una società in cui tutti eseguono meccanicamente ed acriticamente il compito affidato loro dallo sfruttatore di turno; solo così potremo avere – tutti potremo avere – le tanto desiderate applicazioni.
Dott. Bruno De Maria Dipartimento di Matematica “Renato Caccioppoli” Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
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