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UNA COSA SULLE BR LA SAPPIAMO: CHE NON C’È CORAGGIO POLITICO

Dopo aver parlato più volte dall’India con il ministro degli Interni Amato, oggi Romano Prodi ha spiegato che esiste “preoccupazione” per alcune contiguità che le nuove Brigate Rosse stanno trovando nel sindacato Prodi ha anche sottolineato che bisogna essere “vigilanti adesso e forse anche a lungo nel futuro”. A Milano altri interrogatori E’ prevista un’altra giornata di interrogatori davanti al Gip di Milano di persone arrestate nei giorni scorsi nell’ambito dell’inchiesta milanese, riguardante il Partito comunista politico-militare (Pcp-M). Compariranno i fratelli Alessandro e Massimiliano Toschi, sospettati di aver messo a segno a Padova, la scorso 17 novembre, un attentato contro la sede di Forza Nuova. Saranno quindi interrogati Federico Salotto e Andrea Scatamburlo e Amarilli Caprio che, stando alle indagini, avrebbe avuto il ruolo di contattare possibili aderenti al movimento nelle università milanesi. Per questo, Amarilli Caprio, studentessa di Scienze linguistiche alla Statale, sarebbe arrivata appositamente dal Veneto.

Questa la nuda cronaca sulla nuova azione delle forze dell’ordine nei confronti di una presunta rete dei comunisti militanti. Dopo la rete fiorentina della Lioce, anche la rete padovana viene scoperta. Ed è un fiorire di dichiarazioni in cui tutti condannano e tutti, come il Premier, si preoccupano di vigilare. Ma la questione non appartiene, come pensano i c.d. moderati, alla cronaca nera: non si tratta di comuni delinquenti che cercano gli attentati. C’è un nodo politico che tutti vogliono non vedere, non capire, non analizzare. Alla base del fenomeno militante e combattente di questi compagni, c’è un disagio sociale e politico.

Il disagio sociale è quello della povertà e del progressivo impauperamento delle fasce sociali non abbienti, quelle, per intenderci che vivono con 500-600 euro mensili. E c’è un disagio sociale che si avverte tra i giovani disoccupati, sottoccupati, la cui precarietà non è solo lavorativa ma anche umana. Non possono sposarsi, non possono condurre una vita di prospettiva perché non c’è prospettiva di realizzazione umana, professionale, personale senza stabilità di lavoro. La flessibilità, indicata da tanti, sin dal Governo D’Alema, come ripartizione della ricchezza lavorativa si è rivelata una parcellizzazione di offerta lavorativa per pochi e non per tutti. Le orde di ultras negli stadi sono figlie di quel disagio sociale che si avverte tutta la settimana e poi porta all’esplosione dove e come possibile. Che vi siano stati fenomeni di infiltrazione mafiosa, camorrista o quant’altro è quasi certo ed i responsabili verranno identificati dalle forze investigative, ma il disagio resta. Ed anzi aumenta nella misura in cui il Governo, uno pseudo Governo di sinistra, non si fa carico di questo problema e non se ne fa un’anima.

E qui nasce il nodo politico che passa per il Governo ed investe non solo la sinistra ma la società intera. Il Governo senz’anima, transeunte, se continua così, si lascia andare alle micro- e nano-riforme, pseudo liberalizzatici, dando spazio agli attacchi demagogici delle destre che peraltro hanno una ragion d’essere, visti anche con l’ottica della sinistra estremizzata: la totale assenza di progetto sociale, quale esso sia. Dare ragione alle micro-imprese, rimuovere parti inique del rapporto consumatore-enti fornitori di servizi non sposta di una virgola il problema: queste nano riforme scontentano tutti e danno poco impulso alla crescita.

“Non sono moderato” disse Dario Fo, alla presentazione della sua non certo fortunata campagna elettorale per Palazzo Marino a Milano. Che fuori dalla metafora voleva dire, non mi nascondo dietro un compromesso e dico chiaro alla gente la mia interpretazione della realtà sociale d’oggi con una formula o ricetta di soluzione che può piacere o meno ma che almeno suscita il problema. L’anestetizzazione o cloroformizzazione dei problemi sociali ci sta portando allo sfascio sociale ed alla deriva.

Ma c’è già una deriva, e qui è il nodo politico: la deriva delle sinistre verso il centro moderato (ricordate la megattera di Casini e Rutelli?) che renderà ostaggio questo rimasuglio di sinistra in un coacervo o ircocervo politico, come il Partito Democratico, in cui la poltrona garantita non costituirà che un buon piatto di lenticchie.

Questa deriva politica di cui tante volte anche in questa sede si è scritto lascia un vuoto nella sinistra che si faceva carico dei problemi e bisogni del mondo operaio e del lavoro e di qui l’esigenza naturale (anche in politica il vuoto non esiste) di colmare il vuoto politico con un armeggiare che dà solo spazio allo sviluppo di forme eversive o apparentemente tali che sono la materializzazione di una protesta vigorosa che altri non sanno esprimere. L’insuccesso politico dei no global, di girotondi e di coloro che vedevano anche nel Partito della Rifondazione Comunista il riferimento politico sta ad indicare che il vessillo della protesta può essere afferrato da frange combattenti. Strapparsi le vesti dei benpensanti non serve a nessuno: va chiarito il ruolo della sinistra militante, enfatizzata la richiesta di partecipazione che arriva dalla fabbriche nelle quali il ruolo dei sindacati appare quanto meno incerto e balbettante. Né va dimenticato che la rete delle BR, o comunque di combattenti estremisti, nasce dalla frattura che la sinistra ha spesso, ricorrentemente , operato con la società non interpretandone le richieste, non comprendendone le motivazioni. La morte di Aldo Moro e della sua scorta trova origini forse anche internazionali e coincidenti tra tutti coloro, all’esterno ed all’interno del Paese, che vedevano il c.d. compromesso storico come frattura dell’equilibrio di Yalta, del consolidato crinale tra mondo ricco ed operaio, frattura anche ideologica, oltre che politica, nello slancio operaista che veniva invece derubricato a compromesso perdente.

Si abbia il coraggio di interpretare quella sacrosanta protesta, arricchirla di argomentazioni parlamentari e darle quel volto meno disumano di quanto appaia oggi con il Kalashikov.

Si abbia il coraggio di vedere in faccia la realtà politica dell’emarginazione sociale ed umana dei ghetti, si abbia il coraggio di dire che in una società non ancora civile ci sono cittadini di serie M, si abbia il coraggio politico di riaffermare il concetto di parità di classe e di ricordare che esistono ancora i ceti padroni e destruenti l’ordito della società operaia e lavoratrice.

prof. aldo ferrara, università di Siena

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