‘In una consultazione priva innanzitutto di condizioni paritarie di confronto, e segnata per di più da diffuse e provate irregolarita’, l’affermazione del no nella stragrande maggioranza delle grandi fabbriche, bastione della classe
operaia italiana, è un fatto straordinario e di grande rilevanza politica. La concertazione dei sacrifici è bocciata dal larga parte degli operai: questo è un fatto inequivocabile. Siamo l’unico soggetto politico della sinistra italiana ad essersi battuto attivamente per il no, con comizi davanti alle fabbriche e con un ruolo importante in numerose grandi aziende: da Fiat Mirafiori a Fiat di Cassino a Fiat Sata di Melfi a Sevel di Atessa. Fabbriche dove il no ha stravinto.
Proponiamo ora a tutte le forze che si sono pronunciate contro l’accordo del 23 luglio di promuovere la convocazione di una grande assemblea nazionale di delegati del no, designati dalle fabbriche, che dia continuità e prospettiva a questa battaglia e definisca una piattaforma di svolta del movimento operaio italiano.
Chiediamo alle sinistra di governo di votare come la larga maggioranza degli operai delle fabbriche: con un no chiaro e netto al protocollo. Un’astensione pilatesca nel Consiglio dei ministri, per lasciarsi aperta la porta futura del sì, sarebbe in totale contraddizione col voto operaio.
mcPCL
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