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LEGGE ELETTORALE: MERCATO DI PRINCÌPI

Tutto il contenzioso sulla legge elettorale rimuove il principio democratico più elementare: la corrispondenza tra la composizione del parlamento e l’orientamento degli elettori.

Le proposte in campo partono infatti dal principio opposto: regalare a partiti e/o coalizioni di minoranza una rappresentanza parlamentare di maggioranza. Ossia regalare loro a tavolino quel consenso che non riescono a conquistarsi sul campo, per consentire loro di governare “più stabilmente” contro la maggioranza della società: e così di varare “più rapidamente” missioni militari, sacrifici sociali, decreti xenofobi.

È vero, così va in larga parte dell’Europa capitalista. Ma che interesse hanno i lavoratori a leggi elettorali di questo tipo?

È triste vedere il PRC mercanteggiare su questo terreno con Veltroni e Berlusconi: al solo scopo di ottenere da una soglia di sbarramento del 5% una “cosa arcobaleno” libera di ricandidarsi a sinistra di governo, senza ostacoli a sinistra. Come è triste vedere il PDCI disporsi ad accettare il referendum ipermaggioritario di Segni-Guzzetta, pur di ottenere la garanzia di essere imbarcati in una lista governativa guidata dal PD.

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) è l’unica sinistra italiana che, anche sul terreno democratico, parte dai principi e dall’interesse generale del mondo del lavoro. Che non è quello della “governabilità” delle politiche antioperaie, ma è quello del diritto democratico di rappresentanza delle ragioni indipendenti dei lavoratori, senza regali ai partiti borghesi. Una testa, un voto; proporzionale pura, ovunque, senza sbarramenti: questa è la nostra rivendicazione.

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