Non so quanti abbiano visto l’ultimo film televisivo prodotto da Rai Uno ispirato alla storia di Giuseppe Di Vittorio, fondatore della CGIL; sta di fatto che si è trattato dell’ultima strumentalizzazione borghese e liberale del socialismo. Alcune scene sembravano, soprattutto per il sottofondo musicale e il palese buonismo, delle pubblicità dell’ otto per mille; ma ciò che in primo luogo deve lasciare perplessi noi marxisti è la seconda ed ultima puntata, andata in onda il 16 marzo, in cui alla fine Di Vittorio denuncia l’invasione dell’ Ungheria: Togliatti dice:”stanno prendendo a calci il socialismo, la libertà” (ovviamente, riferito agli Ungheresi) e il sindacalista lascia intendere che si tratti di errori del socialismo (e in effetti proprio questo pensava). I comunisti vengono dunque ancora una volta indicati coloro i quali, in realtà, non erano altro che stalinisti, quindi tutt’altro che comunisti, come ad esempio lo stesso Togliatti, unico peraltro del pci a comparire nel film soppiantando completamente il nostro caro Gramsci, lui si socialista e rivoluzionario. Di Vittorio viene dunque presentato come un ingenuo che si fidò dei comunisti (nell’accezione liberale, senza virgolette). Sappiamo benissimo che il su scritto sindacalista é stato protagonista di tante lotte dei lavoratori; ma sappiamo altrettanto bene che, comunque, egli era uno della terza internazionale, stalinista, che non si schierò con l’ Opposizione di Sinistra Internazionale e che, come già citato, non condannò le politiche di Mosca come normale conseguenza di una degenerazione, ma come errori dello stesso comunismo. Da Comunisti (noi veramente senza virgolette e con la C maiuscola) ben sappiamo che: 1) non erano semplici errori, come li potevano ever commesso ad esempio Lenin, Trotsky e la Luxemburg, ma vere e proprie politiche degenerative, conseguenza, cioè, di quella degenerazione burocratica 2) di conseguenza, non si trattava affatto di socialismo ma di stalinismo. Insomma, si è assistito all’ennesima criminalizzazione dei comunisti, che non erano mica quelli che si batterono per la difesa degli autentici principi/ideali/valori socialisti come l’internazionalismo e la democrazia, ma gli sporchi stalinisti che appogiarono la politica ipocrita del socialfascismo prima e dei “fronti popolari” poi, oltre all’ invasione ungherese. Mi chiedo: perché non fanno una fiction per esempio su Pietro Tresso, che nessuno conosce e che però merita di essere conosciuto e ricordato per essere stato un sincero comunista e rivoluzionario che si battè in difesa del marxismo e fu ucciso da un comandante partigiano stalinista, invece di prospettare come “comunista” il verme Togliatti e gli affiliati allo stalinismo? Ma, forse, da un lato è meglio così; almeno le figure di questi nobili compagni come Tresso, Trotsky, e altri della Quarta Internazionale non rischiano di essere distorte e manipolate da questo cinico sistema.
Un carissimo saluto a tutti i compagni
Francesco Paolini-PCL Chieti
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